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Perché nasce questo sito? Perché
proprio questo nome?
Il sito è frutto di un'esigenza, sentita da molto tempo, di avere un mio
“webspace” in cui trovino spazio tutti gli articoli e le recensioni
che ho scritto fino ad oggi, tutte le immagini a me più care, tutte
le poesie ed i pensieri felici che mi danno emozioni, senza dover attendere di essere
pubblicata da un gentilissimo webmaster locale che ha già i suoi
“pezzi” da far conoscere, oltre che ospitare i miei nel suo
sito e che
ringrazio infinitamente per essere stato sempre così disponibile in tutto
questo tempo.
Il nome che ho “donato” al mio nascente sito è un
ossimoro, figura retorica che prediligo e che, come molti sanno, è un abbinamento tra due parti del discorso assolutamente in antitesi:
l'ossimoro più ricordato è “ghiaccio bollente”.
Nel mio caso la contrapposizione è tra Lighea, una sirena,
che quindi non ha gambe, e i passi, che possono essere fatti solo da chi le possiede, ma
non solo.
Il sostantivo “passi” come “brani”, di qualunque natura siano:
recensioni, articoli, poesie ed altro che saranno pubblicati
quotidianamente.
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Chi è Lighea? Leggiamo insieme:
Augusta
E' l'autunno del 1916: il giovane Tomasi, caporale d'artiglieria, viene
trasferito ad Augusta. Sarà un soggiorno di soli tre mesi; ben presto
infatti partirà per il fronte e conoscerà la crudezza della guerra e le
sofferenze della prigionia. Ma ad Augusta c'è ancora tempo per le cose
belle della vita: gli amici, le conversazioni letterarie, la
contemplazione della natura. Fa amicizia con il suo comandante,
il
tenente Enrico Cardile, con cui condivide gli stessi
interessi per la
letteratura e una comune sensibilità. Con l'amico trascorre le ore di
libera uscita in amene passeggiate e gite in barca nelle acque trasparenti
dei golfi. |
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Un luogo in particolare colpisce la sua
fantasia:"… una caletta interna più su di punta Izzo, dietro la
collina che sovrasta le saline. ... è il più bel posto della Sicilia,
…. La
costa è selvaggia, … completamente deserta, non si vede neppure una
casa; il mare è del colore dei pavoni: e proprio di fronte, al di là di
queste onde cangianti, sale l'Etna; da nessun altro posto è bello come da
lì, calmo, possente, davvero divino. E' uno di quei luoghi nei quali
si vede un aspetto eterno di quell'isola che tanto scioccamente ha volto
le spalle alla sua vocazione che era quella di servir da pascolo
per gli armenti del sole." Non sappiamo se già allora, in una di
quella passeggiate, Tomasi, fresco di studi classici, abbia immaginato la
storia della sirena, ma quaranta anni dopo, sull'estrema soglia della sua
vita, i ricordi di quei giorni e dell'incanto di quei luoghi
riaffiorarono alla sua mente ricomponendosi nel magico scenario in cui
ambienterà il suo ultimo racconto: Lighea.
Ecco quindi spiegata
l'origine del nome del mio sito: una sirena nata nel mare della città
siciliana in cui vivo ormai da più di un quarto di secolo (mai
dimenticando la mia terra d'origine, la Toscana, le mie due anime...) che
“incanti” con le sue parole i lettori che avranno la voglia di
fermarsi un attimo a riflettere nel mio sito e anche lasciare, se lo
desiderano, un messaggio sia di apprezzamento che di critica
costruttiva nel mio libro degli ospiti.
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Il Culto delle
Sirene
Il
mito delle Sirene fu particolarmente presente in Campania in
un'area di culto compresa fra l'antica Terina, presso Paestum e
Neapolis. All'estremo lembo della Penisola Sorrentina sorgeva un
santuario dedicato a queste alate divinità marine. I tre isolotti
dei Galli, di fronte Positano, erano definiti Sirenuse, ravvisando
in essi i corpi delle tre Sirene: Ligea, Leucosia e Partenope.
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Il mito, ampiamente
rappresentato nell'Odissea, è anteriore alla colonizzazione greca
di età storica e, derivando dai racconti di mare della tarda età
del bronzo, giunge lungo le nostre coste per tramite rodio. Non a
caso la tradizione indica proprio i Rodii quali fondatori di
quell'insediamento recante lo stesso nome della divinità tutelare:
Partenope.
Sull'origine delle Sirene
alcuni studiosi ritengono che esse siano una figurazione del
"Demone Meridiano" ostile ai naviganti. L'ora meridiana,
infatti, era per i marinai egei la meno propizia alla navigazione
sia per la calura che aggravava lo sforzo fisico, sia per la caduta
del vento che obbligava a sostituire la vela con i remi.
Quel torpore meridiano, che
rendeva gli uomini meno vigili ai pericoli del mare, appariva alla
fantasia popolare degli antichi come l'intervento di un demone
avverso. L'assopimento che, nell'ora di maggiore calura, annichiliva
la volontà e lo sforzo fisico, fu paragonato ad un canto dal
fascino irresistibile.
Si ringraziano
gli autori del libro " POSITANO " Giuseppe e
Roberto Sabella
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Lentamente
muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Pablo Neruda
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"Desiderata"
Go placidly amid the noise and haste,
and remember what peace there may be in silence.
As far as possible without surrender
be on good terms with all persons.
Speak your truth quietly and clearly;
and listen to others,
even the dull and the ignorant;
they too have their story.
Avoid loud and aggressive persons,
they are vexations to the spirit.
If you compare yourself with others,
you may become vain and bitter;
for always there will be greater and lesser persons than yourself.
Enjoy your achievements as well as your plans.
Keep interested in your own career, however humble;
it is a real possession in the changing fortunes of time.
Exercise caution in your business affairs;
for the world is full of trickery.
But let this not blind you to what virtue there is;
many persons strive for high ideals;
and everywhere life is full of heroism.
Be yourself.
Especially, do not feign affection.
Neither be cynical about love;
for in the face of all aridity and disenchantment
it is as perennial as the grass.
Take kindly the counsel of the years,
gracefully surrendering the things of youth.
Nurture strength of spirit to shield you in sudden misfortune.
But do not distress yourself with dark imaginings.
Many fears are born of fatigue and loneliness.
Beyond a wholesome discipline,
be gentle with yourself.
You are a child of the universe,
no less than the trees and the stars;
you have a right to be here.
And whether or not it is clear to you,
no doubt the universe is unfolding as it should.
Therefore be at peace with God,
whatever you conceive Him to be,
and whatever your labors and aspirations,
in the noisy confusion of life keep peace with your soul.
With all its sham, drudgery, and broken dreams,
it is still a beautiful world.
Be cheerful.
Strive to be happy.
Max Ehrmann, "Desiderata", Copyright 1952
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Desiderata
Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.
Finché è possibile, senza doverti arrendere, conserva
i buoni rapporti con tutti.
Di' la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche il noioso e l'ignorante:
anch'essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive:
esse sono un tormento per lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.
Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile:
e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo é pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'é di buono:
molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo.
Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all'amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso e' perenne come l'erba.
Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.
Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe.
Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.
Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti,
questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.
Fa’ di tutto per essere felice.
Da un manoscritto del 1692, trovato a Baltimora
nell'antica chiesa di San Paolo.
Max Ehrmann |
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