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Accadde
oggi..
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Rosario
Tindaro Fiorello
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Conosciuto
semplicemente come Fiorello , (Augusta, 16 maggio 1960) è
un conduttore radiofonico, cantante e imitatore italiano.
Ha iniziato la propria carriera lavorando nei villaggi
turistici, prima come barman, poi come animatore. Sul finire
degli anni ottanta conosce Claudio Cecchetto, che gli affida
poco tempo dopo un programma su Radio Deejay. È il 1989
quando dai microfoni del network milanese Rosario inizia a
condurre la trasmissione Viva Radio Deejay trasmessa da
Milano in inverno e Riccione in estate.
Reso popolare in televisione dalla fortunata trasmissione
Karaoke, che iniziò la programmazione nel 1992, della quale
il suo lungo codino divenne un simbolo, ha poi condotto
diversi programmi, sfoggiando presto, in seguito peraltro ad
un periodo difficile in cui problemi di droga lo tennero
lontano dal mondo dello spettacolo, le sue doti di showman,
prima nelle reti Mediaset, con varietà quali
Dal 2001 conduce, insieme a Marco Baldini la trasmissione
radiofonica Viva Radio2, artefice del rilancio radiofonico
dell'azienda di stato, e durante il quale il conduttore
sfoggia le sue ottime doti di cantante, imitatore ed
intrattenitore. Dal 2003 ad oggi sono stati pubblicati anche
4 CD che raccolgono il meglio del programma radiofonico.
Durante la puntata del 16 maggio 2006 (data di compleanno di
Fiorello) è intervenuto in trasmissione con una telefonata
l'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che ha
fatto gli auguri e si è complimentato col conduttore per la
sua imitazione: Ciampi ha ringraziato Fiorello per averlo «bacchettato»
a causa del difetto di mangiarsi le parole: «Anche la mia
maestra alle elementari me lo diceva: Carlo Azeglio non
mangiarti le parole!» ha detto il Presidente.
Il suo impegno cinematografico più recente ha riguardato un
cammeo nel film Manuale d'amore - Capitoli successivi, che
lo vede interpretare il ruolo di un infermiere nell'episodio
che vede come protagonisti Monica Bellucci e Riccardo
Scamarcio.
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MICHAIL
AFANASIEVIC BULGAKOV
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Michail Afanasievic ( Bulgakov (o Bulhakov,
Михаил
Афанасьевич
Булгаков);
15 Maggio (3 Maggio Calendario Giuliano), 1891–10 Marzo,
1940) fu uno scrittore e romanziere sovietico della prima
metà del XX secolo. Anche se nacque in Ucraina, scrisse in
lingua russa. Michail Bulgakov nacque a Kiev, Ucraina,
primogenito di un professore di storia e critica delle
religioni occidentali, Afanasij Ivanovic( Bulgakov. Michail
Bulgakov fu arruolato come medico, e finì nel Caucaso, dove
iniziò il lavoro di giornalista. Nonostante fosse
relativamente benvoluto dal regime Sovietico di Josif
Stalin, a Bulgakov fu sempre impedito di uscire dall'Unione
Sovietica o di andare a far visita all'estero ai suoi
fratelli. Nel 1913 Bulgakov si sposò . Nel 1916, si laureò
in medicina. Nel 1921, si trasferì a Mosca . Tre anni dopo,
divorziò dalla prima moglie, e si risposò . Nel 1932,
Bulgakov si sposò la terza volta . Nell'ultimo decennio
della sua di vita, Bulgakov continuò a lavorare all'opera
Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di
critica, storie, e fece alcune traduzioni e drammatizzazioni
di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere
rimase per molti decenni nel cassetto. Nel 1938 scrisse una
lettera a Stalin richiedendo il permesso di emigrare e tempo
dopo ricevette una telefonata da Stalin in persona che,
sfortunatamente, gli negava la possibilità di emigrare.
Bulgakov morì per una malattia congenita ai reni nel 1940 e
fu sepolto nel Cimitero Novodevichy di Mosca.
Opere
Quand'era ancora in vita, Bulgakov era famoso per i suoi
Appunti di un medico condotto e La guardia bianca. Fu, per
un breve periodo, lo scrittore preferito di Josif Stalin.
Stalin era un ammiratore della commedia I giorni dei Turbin
, tratta dal romanzo La guardia bianca. Probabilmente questo
gli salvò la vita negli anni del terrore (1937), quando
quasi tutti gli scrittori che non appoggiavano la dittatura
di Stalin furono imprigionati ed uccisi. Bulgakov non
appoggiò mai il regime e in molte sue opere lo schernì:
Cuore di cane, Flight, ecc. Nel 1929 tutte le sue opere
furono messe al bando; Bulgakov non poté pubblicare più
nulla. lavorò come letterato-burocrate e scrisse Il maestro
e Margherita. Fu il romanzo satirico Il maestro e
Margherita, pubblicato quasi trent'anni dopo la morte nel
1967, che gli assicurò fama immortale; la pubblicazione fu
possibile grazie all'editore Giulio Einaudi. Il libro per
molti anni fu disponibile clandestinamente in Unione
Sovietica come samizdat, prima della pubblicazione a puntate
di una versione censurata sul giornale Moskva. Secondo il
parere di molti lettori Il Maestro e Margherita è il
miglior romanzo russo del secolo e anche dell'Unione
Sovietica. Il romanzo introdusse un certo numero di detti
nella lingua russa, come, per esempio I manoscritti non
bruciano. Cuore di cane, una storia spesso paragonata a
Frankenstein, ha, come protagonista, un professore che
trapianta i testicoli e la ghiandola pituitaria di un uomo
su un cane di nome Šarik (Pallino nella versione italiana).
Col passare del tempo Šarik diventa sempre più umano
creando una grande confusione. Il racconto costituisce una
dura satira nei confronti dell'Unione Sovietica. Il romanzo
Uova fatali racconta i fatti accaduti dopo la scoperta del
Professor Persikov, in un esperimento con le uova, di un
raggio rosso che accelera la crescita degli organismi
viventi. Questa storia che mette in rilievo un governo
pasticcione costò a Bulgakov la fama di
controrivoluzionario.
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FRANK
SINATRA 12 DICEMBRE 1915 – 14 MAGGIO 1998

Frank
Sinatra nasce a Hoboken, nello stato del New Jersey, il 12
dicembre 1915.
Vive un'infanzia dura e umile: la madre Dolly, di origini liguri
(Tasso nel comune di Lumarzo), fa la levatrice e il padre Martin,
pugile
dilettante di origini siciliane(Palermo), è vigile del fuoco.
Da ragazzino Frank è costretto da esigenze economiche a fare i
lavori più umili. Cresciuto per la strada e non sui banchi di
scuola, prima fa lo scaricatore di porto e poi l'imbianchino e
strillone. A sedici anni, ha una sua band, i Turk.
Frank Sinatra passa alla storia come 'The Voice', per il suo
inconfondibile carisma vocale. Durante
la sua carriera incide più di duemiladuecento canzoni per un
totale di 166 album, dedicandosi anche, con fortuna, al grande
schermo. Aspetti della sua vita privata si riscontrano
proprio nei suoi tanti film di successo.
Famoso latin lover, si sposa quattro volte: la prima a
ventiquattro anni, con Nancy Barbato, dal 1939 al 1950, dalla
quale ha tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christina che, all'epoca
della separazione, hanno rispettivamente undici, sette e tre
anni. Poi, dal 1951 al 1957, Sinatra ha un'intensa storia
d'amore con Ava Gardner, che riempie le cronache rosa dei
giornali del tempo a suon di criticati confetti (per lei lascia
la famiglia), di botte e di litigi. Per soli due anni, dal
1966 al 1968, si unisce in matrimonio con l'attrice Mia Farrow e
dal 1976 fino alla sua morte resta a fianco dell'ultima moglie,
Barbara Marx. Ma la stampa continua, anche negli ultimi
anni, ad attribuirgli flirt: da Lana Turner a Marilyn
Monroe, da Anita Ekberg ad Angie Dickinson.
Da sempre vicino alle cause per i diritti umani, già nei primi
anni '50 si schiera a favore dei neri, vicino al suo
inseparabile amico Sammy Davies Jr. Fino all'ultimo non si
sottrae dal compiere nobili gesti di beneficenza a favore dei
bambini e delle classi disagiate.
La sua stella non conosce ombre.
Solamente tra il 1947 ed i primi anni '50, attraversa una breve
crisi professionale dovuta ad un malore che colpisce le sue
corde vocali; il momento di appannamento viene superato
brillantemente grazie al film di Fred Zinnemann "Da qui
all'eternità", con cui conquista l'Oscar come Migliore
Attore non Protagonista.
Tra le tante accuse mosse all'interprete più famoso del secolo,
come da molti viene considerato, quella di legami con la mafia.
Soprattutto con il gangster Sam Giancana, proprietario di un
Casinò a Las Vegas.
Ben più sicuri, i nomi dei suoi più cari amici: da Dean Martin
a Sammy Davis Jr, a Peter Lawford.
La canzone che forse più lo rappresenta nel mondo è la
famosissima "My way", ripresa da moltissimi artisti, e
rivisitata in moltissime versioni.
Tra gli ultimi omaggi che l'America tributa a questo grande
showman, vi è un regalo speciale per i suoi ottant'anni, nel
1996: per i suoi occhi blu, l'Empire State Building per una
notte si illumina d'azzurro tra coppe di champagne e gli
inevitabili festeggiamenti, cui The Voice è abituato.
L'omaggio si è ripetuto in occasione della sua morte avvenuta
il 14 maggio 1998.
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BICE
VALORI
13.05.1927 17.05.1980
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Iniziò
giovanissima una carriera assai intensa, lavorando con pari
fortuna alla radio e alla televisione, nel doppiaggio e nel
cinema, nella rivista e nel teatro da camera. L'ironia
salace e l'irridente simpatia la resero una delle presenze
più colorite e apprezzate del piccolo schermo, dove spesso
comparve accanto al marito Paolo panelli, dando vita con lui
ad un affiatatissimo duo comico. Calandosi in efficaci
caratterizzazioni, come la popolana esplosiva e petulante o
la ragazza smaniosa di marito, si mosse attraverso tutti i
generi dell'intrattenimento televisivo. Laureata in lettere,
diplomata all'Accademia nazionale d'arte drammatica, negli
anni '50 ha lavorato molto nel teatro di rivista (
Controcorrente, 1953; Senza rete, 1955). In radio ha
lavorato spesso con la regia di Luciano Mondolfo e con la
regia di quest'ultimo ha partecipato a uno straordinario
spettacolo comico, Sei storie da ridere (1956), insieme a
Monica Vitti, Gianrico Tedeschi e Alberto Bonucci. In
televisione ha preso parte al varietà di Antonella Falqui
Eva ed io (1961), interpretò il personaggio dell'odiosa
direttrice del collegio nello sceneggiato musicale Il
giornalino di Gian Burrasca (1964-65), prese parte al varietà
musicale Biblioteca di Studio Uno (1964), sostenne il ruolo
della regina nella commedia musicale La vedova allegra
(1968) e presentò, a fianco di Alighiero Noschese, due
edizioni del varietà Doppia coppia (1969-70); con Panelli
fu la spigliata ed ironica intrattenitrice di importanti
varietà, come Studio Uno (1965-66), Speciale per noi (1971)
e Ma che sera (1978) con Raffaella Carrà e Alighiero
Noschese. In teatro va ricordata la sa partecipazione a tre
bellissime commedie musicali di Garinei e Giovannini:
Rugantino (1962, 1968 e 1978), con Nino Manfredi, Aldo
Fabrizi e Lea Massari; Aggiungi un posto a tavola (1974) con
Johnny Dorelli, Daniela Goggi e Paolo Panelli; Accendiamo la
lampada (1979) con Johnny Dorelli, Gloria Guida e Paolo
Panelli, che fu il suo ultimo spettacolo. Si spense
prematuramente all'età di cinquantatre anni a causa di un
terribile cancro, lasciando un vuoto che non si colmerà
mai...
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| Jiddu
Krishnamurti |
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(Madanapalle,
Andhra Pradesh, India, 12 maggio 1895 - Ojai, California, 18
febbraio 1986), fu un libero pensatore indiano, che non
volle appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o
religione.
Nel 1909, ancora bambino, fu notato da C.W. Leadbeater in
India, sulla spiaggia privata della sede della Società
Teosofica (un movimento areligioso fondato nel 1875
dall'americano Henry Holcott e dall'occultista russa Helena
Blavatsky) di Adyar, un sobborgo di Chennainel Tamil Nadu.
È considerato l'ultimo Iniziato vivente in attesa della
venuta del futuro Lord Maitreya; l'allora presidente della
Società Teosofica Annie Besant che lo teneva vicino come
fosse suo figlio, lo allevò con lo scopo di utilizzare le
sue capacità come veicolo del pensiero teosofico.
Viaggiò per il mondo tutta la sua vita fino all'età di
novant'anni parlando a grandi folle di persone e dialogando
con gli studenti delle numerose scuole da lui costituite con
i finanziamenti che otteneva.
Quello che stava a cuore a Krishnamurti era la liberazione
dell'uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla
sottomissione all'autorità, dall'accettazione passiva di
qualsiasi dogma.
Il dialogo era la forma di comunicazione che preferiva.
Voleva capire insieme ai suoi interlocutori il funzionamento
della mente umana e i conflitti dell'uomo.
Riguardo ai problemi della guerra e della violenza in
genere, era convinto che solo un cambiamento dell'individuo
può portare alla felicità e che le strategie politiche,
economiche e sociali non siano soluzioni radicali alla
sofferenza umana.
Insisteva sul rifiuto di ogni autorità spirituale o
psicologica, compresa la propria, ed era interessato a
capire come la struttura della società condizioni
l'individuo.
C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci
all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo
afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le
teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione
della nostra mente»
J. Krishnamurti, (Di fronte alla vita)
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| TRE
PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA ELETTI L’ 11 MAGGIO |
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Luigi Einaudi (Carrù, 24 marzo 1874 – Roma, 30
ottobre 1961) è stato un economista, politico e giornalista
italiano; è stato il secondo Presidente della Repubblica
Italiana.
Viene eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana
l'11 maggio 1948 (al quarto scrutinio con 518 voti su 872).
Inizialmente il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi
aveva candidato il ministro degli Esteri Carlo Sforza. La
candidatura era appoggiata anche da una parte del fronte
democratico-laico, ma incontrava la netta opposizione delle
sinistre. Sebbene sulla carta disponesse di un'ampia
maggioranza, Sforza non riuscì a ottenere i voti di tutti i
parlamentari democristiani: contraria era in particolare la
corrente di sinistra guidata da Giuseppe Dossetti. Dopo i
primi due scrutini la dirigenza democristiana prese atto
delle difficoltà incontrate da Sforza e decise di candidare
Einaudi. La nuova candidatura incontrò la disponibilità
dei comunisti a sostenerla. Allo scadere del mandato nel
1955 diviene Senatore a vita. Tra le opere pubblicate dopo
la fine del mandato presidenziale ha molto successo il
volume di ricordi Lo Scrittoio del Presidente.

Giovanni Gronchi (Pontedera, 10 settembre 1887 –
Roma, 17 ottobre 1978) è stato un politico italiano. È
stato il terzo Presidente della Repubblica Italiana, eletto
il 29 aprile 1955 (al quarto scrutinio con 658 voti su 833):
ha prestato giuramento l'11 maggio 1955. Scaduto il mandato
divenne Senatore a vita in quanto ex Presidente della
Repubblica..

Antonio
Segni (Sassari, 2 febbraio 1891 – Roma, 1 dicembre
1972) è stato un politico italiano.
Fu eletto Presidente della Repubblica Italiana il 6 maggio
1962 (al nono scrutinio con 443 voti su 842), con i voti
decisivi del MSI e dei Monarchici
Prestò giuramento l' 11 maggio 1962. I suoi due anni al
Quirinale furono contrassegnati da tensioni con il blocco
formato da Ugo La Malfa, il PSI ed una parte della DC che
spingeva per riforme sociali e strutturali, invise ad un
conservatore come Segni. Inoltre dopo la caduta del Governo
Moro I, propose al Presidente del Consiglio uscente un
Governo di tecnici sostenuto dai militari.
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E' stato uno scienziato italiano, inventore dell'antenna radio direzionale e del radiogoniometro.
Di illustre famiglia ebrea artigiana e figlio di Enrichetta dei Conti
Ottolenghi, crebbe nel vivo dell'Unità d'Italia, alla quale aveva contribuito lo zio Isacco
Artom, collaboratore d Camillo Benso Conte di Cavour.
Diplomatosi nel 1889 alla Scuola di Applicazione per Ingegneri di Torino, nel 1896 conseguì il diploma di perfezionamento in elettrotecnica al politecnico di Torino, sotto la guida di Galileo
Ferraris.
Scelto come suo assistente, iniziò la carriera nelle applicazioni radiotelegrafiche a seguito delle scoperte del periodo di Guglielmo Marconi e dei suoi studi sulle onde elettromagnetiche e sulle comunicazioni senza filo.
In quella stessa scuola fondò la Scuola Superiore di comunicazioni elettriche, la prima in Italia, nella quale insegnò per oltre venti anni.
É facile intuire quali fossero i grandi problemi che dovette affrontare Artom agli inizi del XX secolo, tra la complessità degli studi nella radiotelegrafia e le scarse risorse a disposizione, cosa che però contribuì a far convolare in suo aiuto morale e materiale, personaggi come il senatore Pirelli ed Emanuele
Jona.
Fin dal 1901 aveva posto le basi teoriche per le radiotrasmissioni in una sola direzione (unidirezionali) e a tale scopo costruì nel 1907 le prime antenne chiuse triangolari.
Nel 1903, ad una conferenza sulle onde Hertziane e sulla telegrafia senza fili, esaltò l'opera di Guglielmo Marconi senza però fare riferimento agli esperimenti che lui stesso aveva iniziato.
Nell'ottobre del 1904 in un'intervista, dopo alcuni felici risultati delle sue sperimentazioni, rispondeva: «"Sarà questione di temperamento, non è certo disprezzo dell'opinione pubblica, io lavoro e m’invecchio nello studio e per lo studio; se i frutti saranno buoni, come spero, parleranno essi per me"»
Dopo uno studio su un sistema di radiotelegrafia dirigibile, che trasmetteva e riceveva onde elettromagnetiche in modo unidirezionale tramite un'antenna chiusa dalla forma geometrica qualunque, nel 1907 costruì le prime antenne chiuse triangolari.
Da questi studi sulla dirigibilità delle onde gettò le basi della
radiogoniometria: creò il radiodireziometro, così chiamava il radiogoniometro a lettura diretta (una delle ultime invenzioni dello scienziato che individuava la posizione di stazioni trasmittenti lontane a emissione circolare) che fu realizzato successivamente la sua morte.
Egli elaborò anche un piano che, grazie all'uso di antenne direzionali, assicurava la relativa segretezza delle comunicazioni costiere e navali.
Diede quindi alla marina militare, durante la prima guerra mondiale, la possibilità di individuare la posizione delle navi in caso di nebbia e soprattutto di controllare l'invasione nemica in mare contribuendo alla difesa radiotelegrafica nell'Adriatico.
Le antenne radio direzionali sono oggi alla base dei sistemi di telecomunicazione radiofonica e televisiva, di navigazione marittima, aerea e spaziale, di radioastronomia e
radarastronomia.
Si interessò anche a fenomeni atmosferici, alla protezione dalle scariche (brevettò nel 1920 un tipo di parafulmine radioattivo), formazione e prevenzione della grandine; in particolare Artom suppose che in condizioni temporalesche, le goccioline di acqua trasformatesi in ghiaccio, inizino a ruotare attirando a se altre goccioline d'acqua congelandole, dando origine alla formazione di chicchi maggiori.
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| 9 maggio Giorno della memoria delle vittime del terrorismo |
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News del 08-05-2007
Il 2 maggio la Camera dei deputati ha approvato il pdl per l'istituzione del "Giorno della memoria" dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice nella data del 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, avvenuta nel 1978 per mano delle brigate rosse.
Il provvedimento - che ha ottenuto 420 voti a favore, uno contrario e 46 astenuti- era gia' stato approvato al Senato a larga maggioranza ed e' quindi ora legge.
Il progetto di legge era stato presentato dalla senatrice dell'Ulivo Sabina Rossa, figlia del sindacalista della Fiom-Cgil Guido Rossa, ucciso dalle BR nel 1979 per aver denunciato un complice dei brigatisti che affiggeva in fabbrica volantini terroristici.
Dopo l'approvazione al Senato, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva affermato che si tratta di "un riconoscimento dovuto, anche per dissipare ogni ambiguità e reticenza su vicende drammatiche e dolorose per il Paese e per tante famiglie italiane".
"Diciamolo chiaramente: abbiamo fatto poco per le vittime del terrorismo - ha dichiarato invece il 4 maggio il ministro della Giustizia Clemente Mastella - Spesso, sbagliando, società civile, ed anche lo Stato, si sono dimenticati di quanti sono stati costretti a vivere sulla loro pelle il dramma e le conseguenze del periodo più difficile dei cosiddetti anni di piombo.
Ci si è preoccupati piuttosto di chiudere una stagione di sangue e di odio, auspicando anche il perdono, che è un sacrosanto valore cristiano e sociale.
Ma forse con poca attenzione nel valutare le conseguenze affettive e anche materiali di chi ha subito perdite dolorose e ingiustificabili".
"Occorre, oggi, prendere atto con coraggio di questa nostra colpevole sottovalutazione e, in un clima di generale riconciliazione, aprire una nuova pagina che restituisca, per quanto sia possibile, un po' di serenità alle numerose famiglie delle vittime che non dovranno mai sentirsi dimenticate".
(fonte www.osservatoriosullalegalita.org)
Mauro W. Giannini
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Fernandel |
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Fernandel al secolo Fernand Joseph Désiré Contandin (Marsiglia, 8 maggio 1903 – Parigi, 26 febbraio 1971) è stato un attore e regista francese.
La carriera di Fernandel iniziò con una dozzina d’anni di piccoli lavori per sbarcare il lunario, dal 1915 al 1925.
In parallelo calcava le scene come cantante e caratterista nei caffé-concerto dove sorprendeva il pubblico per il suo profilo equino.
Il 4 aprile 1925 sposò Henriette Manse, la sorella di un suo caro amico. Ebbero tre figli, Josette nel 1926, Janine nel 1930 e Franck nel 1935.
Il debutto cinematografico data al 1931, quando ebbe un piccolo ruolo nel film Le Blanc et le noir, dove Raimu era il protagonista principale. Lo stesso anno Jean Renoir gli affidò un ruolo più importante in On purge bébé, tratto da un lavoro di Georges Feydeau. Sempre nel 1931, fu protagonista nel film di Bernard Deschamps Le Rosier de Madame Husson, dove interpretò un ruolo che in carriera gli avrebbero offerto spesso, quello di giovanotto ingenuo, che in questo caso perdeva la verginità in una casa di piacere.
Giunse il successo, che continuò per tutti gli anni trenta, periodo in cui Fernandel tuttavia proseguì la carriera da cantante comparendo in numerose commedie musicali, che spesso furono dopo poco trasposte in versione
cinemtatografica.
Nel complesso, i film degli anni quaranta non lasceranno probabilmente un ricordo indelebile.
Tutto però cambiò nel 1951, quando, grazie a Julien Duvivier e al primo della serie di film di Don Camillo, vestì il ruolo di un sacerdote italiano di provincia, irascibile e sempre in lotta con il sindaco comunista, Peppone, interpretato da Gino Cervi. In tutto dal 1951 al 1965 ne interpretò 5:
* Don Camillo, 1951;
* Il ritorno di Don Camillo, 1953;
* Don Camillo e l'onorevole Peppone, 1955;
* Don Camillo monsignore ma non troppo, 1961;
* Il compagno Don Camillo, 1965.
Nel frattempo comparve anche in diversi altri film sia italiani che statunitensi. Il suo primo film a Hollywood, del 1956, fu Il giro del mondo in ottanta giorni, nel quale interpretava un conduttore di carrozza. Il successo ottenuto in quel film lo portò a girare una nuova commedia nel 1958, Paris Holiday, con Bob Hope e Anita
Ekberg.
Alla fine della carriera intraprese la strada della regia cinematografica, realizzando quattro film, e creò la casa di produzione GaFer film insieme a Jean
Gabin.
Nel 1971, quando la lavorazione del sesto episodio della saga di Don Camillo, "Don Camillo e i giovani d'oggi", per la regia Christian Jaque era già a buon punto, l'attore incominciò ad ammalarsi gravemente e dovette abbandonare il progetto, lasciando il set del film. Si dice che Gino Cervi, quando gli comunicarono la notizia della defezione per i problemi di salute di Fernandel, non volle continuare per il rispetto e la stima che provava nel fraterno compagno di lavoro. Quindi il sesto film rimase incompiuto anche se alcune fonti dicono mancassero poche riprese alla fine.
Dopo mesi di sofferenze Fernandel morì di tumore; venne sepolto nel cimitero parigino di Passy.
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Pyotr
Ilyich Tchaikovsky |
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Pëtr Il'ic Cajkovskij, talvolta trascritto come Pyotr Ilyich Tchaikovsky o Ciajkovskij - 7 maggio 1840 - 6 novembre 1893 nel calendario gregoriano; 25 aprile 1840 - 25 ottobre 1893 nel calendario giuliano), compositore russo dell'età romantica.
Cajkovskij nacque a Kamsko-Votkinsk, Russia, da un ingegnere minerario ucraino e dalla sua seconda moglie, una donna di nobili origini francesi. Iniziò a prendere lezioni di pianoforte all'età di sette anni. |
Studiò presso il Conservatorio di San Pietroburgo dal 1861 al 1865, diplomandosi con una sua composizione "Ode alla gioia" tratta da un testo di Schiller. Nel 1866, fu nominato professore di teoria e armonia al Conservatorio di Mosca, fondato quell'anno, cattedra che gli fu offerta dal suo maestro,
Anton Rubinstein. Mantenne quella posizione fino approssimativamente al 1876.
Cajkovskij sposò la giovane ammiratrice Antonina Miljukova, che gli aveva scritto dichiarandogli il suo amore per lui, il 18 luglio 1877. L'unione fu abbastanza litigiosa, ed egli si rese ben presto conto di non poterla più sopportare: dopo solo quattordici giorni il compositore tentò il suicidio, poi scappò a San Pietroburgo in piena crisi isterica e infine si separò dalla moglie dopo appena sei settimane dal matrimonio. Cajkovskij non vedrà più la moglie, ma morirà da uomo sposato. La separazione contribuì comunque a rendere più insistenti le voci sull'omosessualità del musicista, natura che egli aveva cercato di domare attraverso un matrimonio.
Una donna che ebbe un ruolo ben più importante nella vita di Cajkovskij fu Madame Nadezhda von Meck, una ricca e colta vedova, con la quale egli intrattenne una fitta corrispondenza tra il 1876 e il 1890. Per volere di entrambi, i due non si incontrarono mai, tranne in due occasioni pubbliche nelle quali tuttavia non si parlarono. Oltre a garantirgli un assegno di 6000 rubli l'anno, Madame von Meck fu per Cajkovskij un'interlocutrice sensibile e un'autentica appassionata della sua musica. Finché, tutt'a un tratto, Madame von Meck interruppe i versamenti e la corrispondenza col compositore: una delle ipotesi è che abbia reagito così quando si accorse dell'orientamento sessuale di Cajkovskij, e quando si rese conto di non riuscire a dargli in sposa una delle sue figlie, come tentò di fare anche con Claude Debussy, il quale aveva vissuto in Russia per qualche tempo come insegnante di musica della famiglia. È in questo periodo (verso il 1890) che Cajkovskij raccolse i primi grandi successi in Europa e negli Stati Uniti.
Soltanto nove giorni dopo la prima della sua Sesta Sinfonia (Pathétique) nel 1893 a San Pietroburgo, Cajkovskij morì. È opinione diffusa che si sia procurato la morte, anche se il modo e le circostanze sono ancora incerte: si è parlato di colera, assunto bevendo acqua infetta, anche se è più probabile l'avvelenamento da arsenico in quanto sappiamo che durante il funerale Rimskij-Korsakov si avvicinò alla salma, e in precedenza alcuni amici avevano baciata la fronte del defunto (è però anche vero che alcune scoperte scientifiche relative al morbo avevano reso giustamente le persone molto meno terrorizzate da una in sé remotissima possibilità di contagio). Si parla anche di un incoraggiamento al suicidio ricevuto da alcuni amici ed ex-compagni di scuola, affinché potesse evitare lo scandalo derivante da una relazione col nipote di un membro dell'aristocrazia russa.
Forse la più intressante biografia scritta su Cajkovskij è quella scritta da Nina N. Berberova, maggiormente orientata all'approfondimento psicologico della personalità del Musicista che all'analisi della sua produzione artistica, dall'evocativo titolo de Il ragazzo di vetro, come era solita chiamarlo l'adorata governante Fanny. In tale scritto l'autrice tratteggia un interessante ritratto dell'artista partendo dalla fragilità giovanile del ragazzo, morbosamente legato alla madre, di origine francese, morta in giovane età di colera. Attraverso gli anni dell'adolescenza, segnati da turbamenti e legami con compagni di conservatorio, si arriva al profondo legame affettivo con il cugino Davylov, cui sarà tra l'altro dedicata l'ultima opera, quella sesta sinfonia che può senza dubbio essere considerata lo struggente testamento spirituale di Cajkovskij.
La sua vita, notevolmente romanzata, è narrata nel film di Ken Russell L'altra faccia dell'amore (The music lovers, 1970).
La sua tomba si trova al Cimitero Tikhvin di San Pietroburgo.
Lo stile
Culturalmente molto distante dai compositori russi a lui contemporanei d'ispirazione nazionalista, passati alla storia come il Gruppo dei Cinque, Cajkovskij rivelò nella sua musica uno spirito cosmopolita. Pervase da una sensibilità estenuata e da una naturale eleganza, le sue partiture presentano nondimeno tratti talora distintamente russi, sia nella predilezione per il modo minore, sia soprattutto nel profilo delle melodie, talvolta ricavate dalla tradizione popolare o dalla liturgia ortodossa.
Diversamente dai colleghi russi, Cajkovskij studiò per tutta la vita la musica occidentale - dal prediletto Mozart (mentre è noto che non amasse particolarmente Beethoven, e in particolare il Beethoven della maturità) agli operisti italiani, dai romantici tedeschi (Schumann certamente il più amato, e preferito al "rivale" Brahms) alla nuova scuola francese di Bizet e Massenet - riuscendo a dare alla sua arte un respiro decisamente internazionale. In questo senso, la sua figura di artista aperto, capace di assorbire e rielaborare qualsiasi linguaggio e qualsiasi forma musicale, è fondamentale sia in ambito romantico, sia per la comprensione del futuro percorso artistico di Stravinskij.
Tra i molti aspetti della sua figura poliedrica, di compositore quanto mai istintivo e appassionato e al tempo stesso estremamente attento alla cesellatura formale, spicca la sua straordinaria sensibilità timbrica. Cajkovskij seppe indagare le possibilità espressive degli strumenti tradizionali, in particolare i fiati, ricavandone suoni e impasti originali, raffinatissimi e inconfondibili. L'importanza che egli attribuì ai colori dell'orchestra fu tale da relegare la produzione pianistica in secondo piano, nonostante la straordinaria fama guadagnata dal suo primo concerto per pianoforte e orchestra.
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Il terremoto del Friuli |
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| Il terremoto del Friuli ebbe luogo alle ore 20.59 del 6 maggio 1976. La zona più colpita fu quella a nord di Udine, con epicentro il monte San Simeone situato tra i comuni di Trasaghis e Bordano nelle vicinanze di Osoppo e Gemona del Friuli e intensità pari a 6,4 della scala Richter, e al decimo grado della scala Mercalli.La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani e la zone limitrofe in Slovenia per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 965 morti e oltre 45.000 senza tetto.L' 11 settembre 1976 la terra trema di nuovo: due scosse alle 18:31 e alle 18:40 superano 7,5 e 8 gradi della scala Mercalli. Il 15 settembre 1976 alle ore 11.30 si verifica un'ulteriore scossa di oltre 8 gradi della scala Mercalli. Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, che continuò per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa, tanto da essere completata in circa 10 anni.
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Karl
Marx nasce a Treviri il 5 maggio del 1818 da una famiglia
ebrea, convertitasi al protestantesimo (ma di fatto su
posizioni agnostiche). Per mezzo del padre, avvocato brillante
e colto, Marx riceve una educazione di stampo razionalistico e
liberale. Nel 1835-1836 si iscrive alla Facoltà di
Giurisprudenza a Bonn e, successivamente, a Berlino.
I
contatti con il club dei «giovani hegeliani» lo spingono
allo studio della filosofia di Hegel.
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Passa
poi alla facoltà di Filosofia e si addottora nel 1841
all'Università di Jena con una tesi sulla Differenza tra
la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro.
Abbandona i progetti di carriera universitaria, in seguito
alla politica sempre più reazionaria del governo prussiano,
per dedicarsi al giornalismo politico. Divenuto caporedattore
della «Gazzetta renana», è costretto a trasferirsi a Parigi
in seguito alla chiusura del giornale da parte del governo
(1843). Nel frattempo si è sposato con Jenny von
Westphalen, una giovane appartenente all'antica aristocrazia
renana, che sarà la compagna preziosa di tutta la sua vita.
Sempre nel 1843 termina la stesura della Critica della
filosofia del diritto di Hegel, in cui si misura
polemicamente con i problemi della filosofia politica moderna.
L'esplicito passaggio di Marx al comunismo coincide con
l'uscita a Parigi, nel 1844, sotto la direzione di Ruge e di
Marx, del primo ed unico numero degli Annali
franco-tedeschi, sui quali appaiono due importanti saggi: La
questione ebraica e Per la critica della filosofia del
diritto di Hegel. Introduzione. A Parigi stringe
con Engels un'amicizia che durerà tutta la vita e che gli sarà
di conforto intellettuale, morale e materiale. Nel corso
dell'anno, Marx, che ha cominciato ad approfondire gli studi
economici, stende i Manoscritti economico-filosofici.
Espulso dalla Francia, su insistenza del governo prussiano, si
trasferisce a Bruxelles, dove in collaborazione con Engels
scrive la Sacra famiglia, duro attacco contro Bruno
Bauer e altri pensatori della sinistra hegeliana. Intanto
matura il distacco polemico dall'intera filosofia tedesca, che
si concretizza nelle Tesi su Feuerbach, e, soprattutto,
in L'ideologia tedesca (1845-1846), scritta in
collaborazione con Engels e rimasta inedita, in cui vengono
poste le basi della concezione materialistica della storia.
Nel 1847 si tiene a Londra il primo Congresso della «Lega dei
Comunisti» e Marx, che non può parteciparvi, viene
rappresentato da Engels. In questo periodo pubblica la Miseria
della filosofia, che rappresenta il polemico e totale
distacco da Proudhon. Sempre nel 1847, Marx viene incaricato
dalla Lega di elaborare un documento teorico-programmatico,
che viene pubblicato a Londra in collaborazione con Engels,
con il titolo di Manifesto del partito comunista
(1848). Nel 1849 la vittoria della controrivoluzione tedesca
provoca l'espulsione di Marx dalla Germania, che intanto, a
Colonia, aveva fondato la «Nuova gazzetta renana».
Rifugiatosi a Parigi, in seguito a difficoltà sorte con il
governo francese, che vorrebbe concedergli asilo solo a patto
del suo trasferimento a Morbihan, una zona paludosa della
Bretagna, emigra a Londra. Nel 1850 scrive degli articoli
sulla rivoluzione del 1848, che in seguito saranno
ripubblicati da Engels con il titolo Le lotte di classe in
Francia dal 1848 al 1850. Dopo un tentativo di
riorganizzazione della Lega, che si conclude però con il suo
scioglimento, nel 1851 Marx si ritira dalla politica attiva ed
inizia a lavorare al British Museum. La sua produzione
scientifica è però feconda. Nel 1852 pubblica a New York una
serie di articoli dal titolo Il diciotto brumaio di Luigi
Bonaparte, dedicati al colpo di Stato francese dell'anno
precedente. Sempre più impegnato in studi economici, nel
1857-1859 stende i Lineamenti fondamentali della Critica
dell'economia politica. Nel 1859 pubblica Per la
Critica dell'economia politica.
Nel 1864 viene fondata l'Associazione Internazionale dei
Lavoratori, nella quale Marx è figura dominante. Nel 1866
inizia il primo libro del Capitale, che viene
pubblicato ad Amburgo nel 1867 (il secondo ed il terzo volume,
grazie al lavoro di Engels, che ne «decifrerà» i
manoscritti, appariranno postumi nel 1885 e nel 1894). Nel
1870, a nome del Consiglio generale dell'Internazionale,
scrive due Indirizzi sulla guerra franco-prussiana. Il
terzo indirizzo, del 1871 e dal titolo La guerra civile in
Francia, contiene le importanti osservazioni di Marx sulla
Comune parigina. Nel 1875 scrive gli Appunti sul libro di
Bakunin «Stato e anarchia» e la Critica del programma
di Gotha (in occasione dell'unificazione dei socialisti
tedeschi a Gotha, all'insegna di una strategia politica che a
Marx sembrava poco rivoluzionaria). Nel 1881 muore Jenny, e a
distanza di due anni, il 14 marzo 1883, anche Marx la segue
nella tomba, compianto da Engels e dal movimento operaio
internazionale. |

| 4
Maggio 1949 ore 17.05 La
tragedia di Superga

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Fu
un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:05 di quel
triste giorno il Fiat G212 con a bordo l'intera squadra del
"Grande Torino" si schiantò contro il muraglione del
terrapieno posteriore della basilica di Superga, appena fuori
Torino.
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L'aereo stava riportando a casa la squadra da un'amichevole a
Lisbona contro il Benfica per festeggiare l'addio al calcio del
capitano della squadra lusitana Ferreira. Nell'incidente
perse la vita l'intera squadra del Torino, considerata una delle più
forti del mondo in quel periodo, che aveva vinto cinque scudetti
consecutivi dalla stagione 1942-'43 alla stagione 1948-'49 (i
campionati '43-'44 e '44-'45 non vennero disputati a causa della
seconda guerra mondiale) e costituiva i 10/11 della nazionale.
Insieme ai grandissimi ciclisti Fausto Coppi e Gino Bartali, il
Grande Torino aveva contribuito con le sue imprese a dare lustro a
una nazione che cercava di risollevarsi dopo i terribili anni di
guerra e di occupazione tedesca. Nell'incidente perirono anche i
dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre dei
migliori giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore
di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo; è il padre di
Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). A identificare le
salme dei periti venne chiamato tra gli altri l'ex commissario
tecnico Vittorio Pozzo, che conosceva molto bene i calciatori del
Torino. Lo spezzino Sauro Tomà infortunato al
menisco, non prese parte alla trasferta portoghese scampando
miracolosamente all'incidente.
L'impatto che la tragedia ebbe in Italia fu fortissimo. Il Torino fu
proclamato vincitore del campionato e gli avversari di turno
schierarono nelle restanti partite contro la squadra piemontese le
formazioni giovanili. Il giorno dei funerali quasi un milione di
persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai
campioni. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò
ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave. |
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Un Santo al
giorno..
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Sant'
Ubaldo di Gubbio Vescovo
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16 maggio - Comune
Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160
Appartenente ad una nobile famiglia originaria della
Germania. Rimasto ben presto orfano di entrambi genitori,
Ubaldo fu allevato da un omonimo zio che curò la sua
educazione religiosa e l’intellettuale. Ordinato sacerdote
nel 1114, qualche anno più tardi Ubaldo veniva eletto
priore della sua canonica, di cui riformò la disciplina e
il costume. La fama del suo nome e delle sue virtù si era
diffusa al di fuori della sua città, tanto che Perugia nel
1126 lo acclamò suo vescovo. Ubaldo però, schivo di tanto
onore, si recò subito a Roma per chiedere al Papa Onorio II
di essere esonerato da tale incarico, ottenendone grazia. Il
vescovo Ubaldo governò la diocesi di Gubbio per 31 anni,
durante i quali superò felicemente avversità ed ostacoli,
riuscendo a piegare con la dolcezza i suoi nemici e ad
ammansire gli avversari con la mitezza d’animo.
Etimologia:Ubaldo = spirito ardito, dal tedesco
Emblema:Bastone pastorale
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Sant'Isidoro
l'Agricoltore
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Laico
15
Maggio
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Madrid
(Spagna), ca. 1080 - 15 maggio 1130
Nacque
a Madrid intorno al 1070 e lasciò giovanissimo la
casa paterna per essere impiegato come contadino.
Grazie al suo impegno i campi, che fino allora
rendevano poco, diedero molto frutto. Nonostante
lavorasse duramente la terra, partecipava ogni
giorno all'Eucaristia e dedicava molto spazio alla
preghiera, tanto che alcuni colleghi invidiosi lo
accusarono, peraltro ingiustamente, di togliere ore
al lavoro. Quando Madrid fu conquistata dagli
Almoravidi si rifugiò a Torrelaguna dove sposò la
giovane Maria. Un matrimonio che fu sempre
contraddistinto dalla grande attenzione verso i più
poveri, con cui condividevano il poco che
possedevano. Nessuno si allontanava da Isidoro senza
aver ricevuto qualcosa. Morì il 15 maggio 1130.
Venne canonizzato il 12 marzo 1622 da Papa Gregorio
XV. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa
madrilena di Sant'Andrea. (Avvenire)
Patronato:Madrid
Etimologia:Isidoro
= dono di Iside, dal greco
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San
Mattia
Apostolo 14 maggio
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| sec.
I
Di
Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli
apostoli, quando viene chiamato a ricomporre il
numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene
scelto con un sorteggio, attraverso il quale la
preferenze divina cade su di lui e non sull'altro
candidato - tra quelli che erano stati discepoli di
Cristo sin dal Battesimo sul Giordano -, Giuseppe,
detto Barsabba. Dopo Pentecoste, Mattia inizia a
predicare, ma non si hanno più notizie su di lui.
La tradizione ha tramandato l'immagine di un uomo
anziano con in mano un'alabarda, simbolo del suo
martirio. Ma non c'è evidenza storica di morte
violenta. Così come non è certo che sia morto a
Gerusalemme e che le reliquie siano state poi
portate da sant'Elena, madre dell'imperatore
Costantino, a Treviri, dove sono venerate. (Avvenire)
Etimologia:Mattia
= uomo di Dio, dall'ebraico
E'
presente nel Martirologio Romano. Festa di san
Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal
battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo
fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione
del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di
Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici,
divenisse anche lui testimone della resurrezione.
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È stato l’apostolo Pietro a fare in un certo
senso il suo ritratto, senza rendersene conto. Dopo
l’Ascensione di Gesù, infatti, egli dice alla
piccola comunità cristiana in Gerusalemme che
bisogna dare un sostituto al traditore Giuda
Iscariota, riportando a dodici il numero degli
apostoli. E lascia la scelta ai fratelli di fede.
Si fa un’elezione, allora, con il criterio
indicato da Pietro: bisogna scegliere il nuovo
apostolo "tra coloro che ci furono compagni per
tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in
mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni
fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in
cielo". Così si legge nel primo capitolo degli
Atti degli Apostoli (1,15-25). I fedeli ne
individuano due con queste caratteristiche. Uno è
Mattia e l’altro è Giuseppe detto Barsabba.
A questo punto si fa il sorteggio, dopo aver
invocato così il Signore: "Tu che conosci il
cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai
designato a prendere il posto in questo ministero e
apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al
posto da lui scelto". Il sorteggio designa
Mattia, "che fu associato agli undici
apostoli".
Egli è dunque l’unico dei Dodici che non ha
ricevuto direttamente la chiamata da Gesù. Ma che
è stato tuttavia con lui dall’inizio alla fine
della sua vita pubblica, diventando poi testimone
della sua morte e risurrezione. Il nome di Mattia
compare soltanto questa volta nel Nuovo Testamento.
Poi, non sappiamo più nulla di certo: abbiamo solo
racconti tradizionali, privi di qualsiasi supporto
storico, che parlano della sua predicazione e della
sua morte per la fede in Gesù Cristo, ma con totale
discordanza sui luoghi: chi dice in Giudea, chi
invece in Etiopia.
Lo storico della Chiesa, Eusebio di Cesarea (ca. 265
- ca. 340), nella sua Storia ecclesiastica, rileva
che non esiste alcun elenco dei settanta discepoli
di Gesù (distinti dagli apostoli) e aggiunge:
"Si racconta anche che Mattia, che fu aggregato
al gruppo degli apostoli al posto di Giuda, ed anche
il suo compagno che ebbe l’onore di simile
candidatura, furono giudicati degni della stessa
scelta tra i settanta" (1,12). Dunque Mattia
dovrebbe aver fatto parte di quella spedizione di 72
discepoli che Gesù mandò a due a due davanti a sé
per predicare in ogni città e luogo dove stava per
recarsi, e che tornarono entusiasti dicendo:
"Signore, anche i demoni si sottomettono a noi
nel tuo nome" (Luca 10,17).
Sebbene le tradizioni parlino di Mattia
evangelizzatore in Medio Oriente e in Africa, il suo
nome ha raggiunto già nei primissimi secoli
cristiani l’Europa settentrionale e la città
tedesca di Treviri lo venera come patrono. |
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Beata
Maddalena Albrici Vergine
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13 maggio
Como, 1415 - maggio 1465
Entrò a Brunate in una casa religiosa istituita sotto la
Regola di S. Agostino, che fu con il tempo trasformata in
monastero sotto il titolo di s. Andrea e nel 1455 accolta
dalla Congregazione Agostiniana di Lombardia. Era innamorata
della spiritualità di s. Agostino. Sempre desiderosa di
ubbidire più che di comandare infervorava le consorelle a
lei soggette alla perfezione delle virtù. Eminente per
purezza di vita e per la carità verso tutti morì nel
maggio del 1465. San Pio X confermò il suo culto nel 1907.
Le sue reliquie sono esposte alla venerazione dei fedeli nel
Duomo di Como.
Etimologia:Maddalena = di Magdala, villaggio della Galilea
Emblema:Giglio
E' presente nel Martirologio Romano. A Como, beata Maddalena
Albrici, badessa dell’Ordine di Sant’Agostino, che
suscitò molto il fervore di perfezione delle sue
consorelle.
La beata Maddalena nacque a Como verso il 1415. Ardente di
amore verso il Signore, a Brunate entrò in una casa
religiosa, istituita sotto la Regola di s. Agostino che fu
da lei trasformata in monastero sotto il titolo di s.
Andrea, ma sempre obbediente alla Regola di s. Agostino.
Innamorata della spiritualità del santo le stava sommamente
a cuore appartenere all'Ordine e stare nella sua
giurisdizione. Nel 1455 la Congregazione agostiniana di
Lombardia accolse la comunità sotto la sua giurisdizione.
Pio II, il 16 luglio 1549, approvò in modo definitivo tale
aggregazione. La beata fu una meravigliosa propagatrice
della vita agostiniana e ricondusse all'Ordine molte
giovani, che vivevano da sole nelle proprie case, e alcuni
terziari, accolti nei pressi di Como. In verità pian piano
molti monasteri di monache furono guadagnati all'Ordine
agostiniano. Sempre più desiderosa di ubbidire più che di
comandare infervorava le consorelle a lei soggette alla
perfezione delle virtù.
Eminente per purezza di vita e per carità verso tutti, morì
nel maggio del 1465. Il papa s. Pio X confermò il suo culto
nel 1907. Le sue reliquie sono custodite nella chiesa di
Brunate.
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San
Filippo di Agira
Sacerdote, esorcista
12
maggio
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| Tracia,
396 ca. – Agira (Enna), 453 ca.
in
Sicilia, san Filippo, sacerdote, originario della
Tracia.
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La vita di questo santo è stata scritta da un
monaco di nome Eusebio, che si dice compagno di
Filippo, il quale nacque in Tracia, regione
sud-orientale della penisola balcanica allora
provincia romana, ai tempi di Arcadio imperatore
romano d’Oriente (395-408).
Fu istruito nelle discipline ecclesiastiche e anche
nella lingua siriaca, a 21 anni ricevé il diaconato
e poi arrivò in Italia insieme al monaco Eusebio,
che a Roma gli fece da interprete. Dopo essere stato
ordinato sacerdote, ebbe l’incarico di
evangelizzare la Sicilia centro-occidentale, dove
gli abitanti, terrorizzati dall’attività eruttiva
dell’Etna, continuavano a vedere nel vulcano una
manifestazione del demonio, quindi si recò
nell’isola stabilendosi ad Agira, in provincia di
Enna, sempre in compagnia del fedele monaco Eusebio.
Svolse con fervore apostolico il suo ministero
sacerdotale fra le popolazioni siciliane, diventando
celebre per i numerosi miracoli che operava,
specialmente liberando gli ossessi dal demonio.
Morì un 12 maggio del V secolo, l’anno non ci è
noto ma va dal 453 al 457, aveva 63 anni.
Sul luogo del suo sepolcro, fu edificata una chiesa
e in seguito un monastero, attorno ai quali
l’antica ’Agyrium’ risorse con il nome di S.
Filippo d’Agira, nome conservato fino al 1939
(oggi solo Agira); una ricognizione delle reliquie
fu fatta il 21 luglio 1625.
Numerose sono le processioni e le manifestazioni
devozionali che si svolgono in quella parte della
Sicilia, dove più forte è il culto di s. Filippo;
come l’offerta dei ceri durante la processione del
12 maggio, fatta dai fedeli che ritengono di avere
ricevuto delle grazie.
Nell’arte è raffigurato con i paramenti liturgici
a volte latini a volte di rito bizantino, spesso in
atto di scacciare il demonio da un ossesso.
La sua festa liturgica è al 12 maggio. |
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| Sant'
Ignazio da Laconi, al secolo Vincenzo Peis (1701-1708), |
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Religioso
appartenente all'ordine dei Frati Cappuccini, vissuto in
Sardegna, è santo per la Chiesa cattolica. La memoria
liturgica ricorre l'11 maggio.

La Chiesa Cattolica lo reputò degno di tale titolo
riconoscendogli di aver svolto per tutta la vita un'opera
umile e al tempo stesso dedita agli altri; inoltre, per la
proclamazione della santità, come di prassi in questi casi,
furono attribuiti alla sua intercessione alcuni miracoli,
come la guarigione di un' inferma, che avrebbe riacquistato
l'utilizzo delle gambe. Da questo miracolo è poi partito il
processo di beatificazione.
Le spoglie del santo riposano nel Convento dei Frati
Cappuccini in viale Fra Ignazio, a Cagliari. Periodicamente
l'urna con le spoglie del santo viene portata in
pellegrinaggio lungo tutta l'isola di Sardegna, un evento
che richiama sempre numerosissimi fedeli.
Esiste inoltre un mensile, "La Voce Serafica",
nato per devozione all'attività dello stesso frate
cappuccino.
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10
MAGGIO SANTI FRATELLI MARTIRI.
ALFIO,
FILADELFO E CIRINO,
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Le
notizie che possediamo sulla vita e sul martirio dei tre
fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino, il cui culto è molto
diffuso in quasi tutta la Sicilia Orientale fin dall'alto
medioevo, sono tutte contenute in un documento, che gli
studiosi delle vite dei Santi fanno risalire al secondo
decennio della seconda metà del secolo X, al 960 circa: si
tratta di una lunga e minuziosa narrazione scritta da un
monaco, certamente basiliano, di nome proprio Basilio, e con
verosimiglianza a Lentini in provincia di Siracusa, come si
evince dalla precisa indicazione dei luoghi, delle
tradizioni e dei costumi della comunità là esistente. Il
manoscritto, che si compone di più parti, alla fine della
terza parte si chiude con questo periodo, ovviamente in
greco: "Con l'aiuto di Dio venne a fine il libro dei
SS. Alfio, Filadelfo e Cirino, scritto per mano del monaco
Basilio".
Il prezioso scritto si conserva nella Biblioteca Vaticana,
segnato col numero 1591, proveniente dal monastero di
Grottaferrata, nei pressi di Roma.
Secondo il manoscritto citato i nostri Santi hanno subito il
martirio nella persecuzione di Valeriano e precisamente nel
253.
I tre fratelli sono nati a Vaste, in provincia di Lecce, il
padre Vitale apparteneva a famiglia patrizia e la madre,
Benedetta, affrontò direttamente e spontaneamente l'autorità
imperiale per manifestare la propria fede e sottoporsi al
martirio. Il prefetto Nigellione, giunto a Vaste per
indagare sulla presenza di cristiani, compie i primi
interrogatori e, viste la costanza e la fermezza dei tre
fratelli, decide di inviarli a Roma insieme con Onesimo,
loro maestro, Erasmo, loro cugino, ed altri quattordici. Da
Roma, dopo i primi supplizi, vengono mandati a Pozzuoli, dal
prefetto Diomede, il quale sottopone alla pena di morte
Erasmo, Onesimo e gli altri quattordici e invia i tre
fratelli in Sicilia da Tertullo, a Taormina; qui vengono
interrogati e tormentati e poi mandati a Lentini, sede
ordinaria del prefetto, con l'ordine che il viaggio sia
compiuto con una grossa trave sulle spalle. I tre giovani
sono liberati dalla trave da una forte tempesta di vento;
passano da Catania, dove vengono rinchiusi in una prigione,
che ancora oggi è indicata con la scritta "Sanctorum
Martyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer", in una
cripta sotto la chiesa dei Minoritelli; in questo viaggio,
secondo un'antica tradizione molto diffusa, confortata
peraltro da un culto mai interrotto, sono passati per
Trecastagni, perché la normale via lungo la costa era
impraticabile a causa di una eruzione dell'Etna. Nel cammino
da Catania a Lentini avvengono vari prodigi e conversioni:
si convertono addirittura i venti soldati di scorta e il
loro capo Mercurio, che Tertullo fa battere aspramente e
uccidere. Entrando in Lentini i tre fratelli liberano un
bambino ebreo indemoniato e ammalato, convertono alla fede
molti ebrei che abitano in quella città e che
successivamente sono condannati alla lapidazione. Presentati
a Tertullo sono sottoposti prima a lusinghe e poi ad ogni
genere di supplizi: pece bollente sul capo rasato,
acutissimi chiodi ai calzari, strascinamento per le vie
della città sotto continue battiture. Sono prodigiosamente
guariti dall'apostolo Andrea e operano ancora miracoli e
guarigioni fino a quando Tertullo non ordina che siano
sottoposti al supplizio finale: Alfio con lo strappo della
lingua, Filadelfo posto su una graticola rovente e Cirino
immerso in una caldaia di pece bollente. I loro corpi,
trascinati in un luogo detto Strobilio vicino alle case di
Tecla e Giustina, e gettati in un pozzo, ricevono dalle pie
donne sepoltura in una grotta, ove in seguito viene
edificata una chiesa.
Autore: Carmelo Randello |
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| SANT’
ISAIA 9 MAGGIO |
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Isaia
(in ebraico יְשַׁעְיָהו,
il Signore salva) è uno dei profeti biblici, a cui è
attribuito se non tutto almeno la parte iniziale del libro
di Isaia; è considerato, insieme ad Elia, uno dei profeti
più importanti di tutta la Bibbia.
La
vita
Tra tutti i profeti Isaia è, probabilmente, quello che ha
lasciato meno informazioni circa la sua vita. Mentre in
molti altri profeti, come ad esempio Geremia o Osea, le
vicende personali sono legate strettamente al messaggio che
trasmettono, e quindi vengono riportate nei rispettivi
libri, in Isaia prevale l'aspetto più visionario e poetico
dell'essere profeta. Nel suo libro si accenna ad un
figlio[1], e di una moglie profetessa[2], che però sembra
essere più una figura simbolica.Figlio di Amoz (da non
confondere con il profeta Amos) Isaia nacque intorno al 765
a.C.. Nel 740 a.C., anno della morte del re Ozia, ebbe nel
Tempio di Gerusalemme una visione in cui il Signore lo
inviava ad annunciare la rovina di Israele[3].
Visse in un periodo di forti tensioni sociali e politiche;
in cui Israele era sotto la costante minaccia di una
invasione assira. Il peso politico datogli dal suo essere
profeta lo rende un personaggio molto in vista nel suo
tempo, e la sua vicinanza alla corte di Gerusalemme lo fanno
ritenere da alcuni appartenente ad una famiglia
aristocratica. La sua attività politica e profetica sarà
costantemente impegnata a denunciare la degradazione morale
portata dalla prosperità del paese. Egli tentò di impedire
ogni alleanza militare con altri paesi indicando come unica
strada la fiducia in Dio.Di Isaia si perdono le tracce nel
700 a.C., secondo una tradizione ebraica fu arrestato e
condannato a morte sotto Manasse. Secondo i vangeli apocrifi
venne segato in due.
Oltre al profeta e all'uomo politico Isaia è anche un
poeta. Il suo libro è infatti uno dei più poetici ed
intensi dell'Antico Testamento.É interessante notare che il
significato ebraico del nome di Isaia è lo stesso di quello
del nome Gesù. nel librodi Isaia si trovano molti passi che
nella tradizione cristiana sono stati letti come riferimenti
a Gesù di Nazareth. Lo stesso Gesù, secondo quanto
riportato nel Vangelo di Luca sceglie un brano di Isaia per
iniziare la sua predicazione[4].Il Capitolo 11 del Libro di
Isaia è considerato da alcuni come l'origine del
Messianismo nella accezione più religiosa, e
contemporaneamente per la dottrina cattolica definisce i
sette doni dello Spirito Santo, attribuendoli al Messia
stesso.
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San
Michele
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Michele è uno dei tre Arcangeli della Bibbia. Oltre all'Ebraismo e al Cristianesimo, anche
l'Islam ne fa oggetto di venerazione.
Il nome Michele deriva dall'espressione "Mi-ka-El" che significa "chi è come Dio?". L'arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana.
San Michele viene invocato per la buona morte ed è il santo protettore dei paracadutisti, commercianti, maestri d'arme, poliziotti, merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermidori.
Michele nella Bibbia
Michele è citato nella Bibbia, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele.
Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9, mentre nell'Apocalisse di Giovanni 12,7-8 Michele è l'angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge. Sembra anche che alcuni scrittori cristiani, come per esempio
Erma, lo identificassero col Cristo preincarnato.
In psicologia e nella gnosi
Nella Psicologia gli angeli sono paragonabili alle passioni, cioè a stati d'animo intensi e persistenti; ad esempio la passione d'amore è raffigurata nella mitologia occidentale come l'angelo Eros che colpisce al cuore con una freccia.
Nell'Antico testamento sono menzionati solamente quattro angeli, che vengono identificati con il loro nome: Michele, Raffaele, Gabriele e Satana.
Il nome Gabriele significa: Kha-Bir-El = "Colui che brama - come l'acqua - Dio"; con il senso di indicare la passione di chi vuole ardentemente conoscere Dio, chi ha sete di Dio. È un angelo che appare all'asceta, e si ricorda ad esempio la sua apparizione a Maometto. Michele indica la passione di colui che difende a spada tratta la sua fede in Dio. Infine Satana indica la passione del credente che rinnega Dio, da cui l'espressione che "chi rinnega Dio cade nelle braccia di Satana". I tre angeli nominati nell'Antico testamento indicano quindi un percorso mistico che và dal desiderio di conoscenza di Dio (Gabriele), per andare alla fede cieca fino al fanatismo (Michele), e per finire al rinnegamento della fede (Satana). |
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| Santa Flavia Domitilla Martire |
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7 maggio
Vissuta tra il primo e il secondo secolo, sono poche le informazioni su di lei. A parte una leggendaria Passio, nonna anteriore al V secolo, sia Eusebio sia Dione Cassio raccontano che sarebbe stata perseguitata sotto Diocleziano. Da e/o se Dio sappiamo che Flavia, nipote di Flavio Clemente, uno dei consoli di Roma (95 d.C.), per la sua fede in Cristo fu deportata a ponza dove dovette soffrire, secondo San Girolamo, un lungo martirio. Dione Cassio ci dice, invece, che fu moglie di Flavio Clemente e che perse la vita per la propria fede. Una iscrizione conservata oggi nella basilica dei Ss. Nereo e Achilleo conferma queste ultime affermazioni, precisando che Flavia Domitilla era “neptis “ nipote di Vespasiano, padre di Domiziano, e che fu moglie di Flavio Clemente.
Etimologia:Flavia = dai capelli biondi, dal latino
Emblema:Palma
Sul finire del I secolo il vangelo aveva fatto presa nella stessa aristocrazia romana. Si legge infatti nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea: "Tramandano che nell'anno quindicesimo di Domiziano (95 d.C.), Flavia Domitilla, nipote, per parte della sorella, di Flavio Clemente, che era allora uno dei consoli di Roma, insieme con numerose altre persone fu deportata nell'isola di Ponza per avere confessato Cristo". Lo storico romano Dione Cassio afferma a sua volta che l'imperatore Domiziano "tolse la vita, con molti altri, anche a Flavio Clemente, benché fosse suo cugino", con l'accusa di "ateismo". Atei erano definiti i cristiani per il loro rifiuto di adorare gli dèi di Roma. "Molti, - soggiunge lo storico romano - sviatisi dietro le costumanze dei Giudei, ebbero la condanna chi di morte chi di confisca dei beni".
Dopo mezzo secolo di vita della fiorente comunità cristiana a Roma, si faceva ancora tutt'uno di cristiani e Giudei. Flavia Domitilla venne dunque deportata nell'isola di Ponza, dove ebbe a soffrire un lungo martirio: "longum martyrium duxerat". Sono parole di S. Girolamo, il quale riferisce che la vedova Paola, in occasione del suo viaggio in Oriente, passò nell'isola per visitarvi i luoghi in cui visse la santa. Alla scarsità di notizie intorno alla patrizia romana che pagò duramente la sua fedeltà a Cristo fa riscontro una leggendaria Passione, non anteriore al V secolo, che si diffonde nel racconto di particolari assai poco attendibili. Vi si parla infatti di due eunuchi, Nereo e Achilleo, i quali, mentre Domitilla si apprestava alle nozze con Aureliano, figlio di un console, le parlarono di Cristo e della bellezza della verginità, "suora de li Angeli", convincendola a rinunciare al matrimonio e a coprirsi il capo del candido velo che distingue le vergini di Dio.
L'imperatore Domiziano, cugino di Domitilla, istigato dal fidanzato respinto, avrebbe relegato la fanciulla nell'isola che fu già luogo di detenzione delle figlie di Caligola e di un figlio di Germanico. A Nereo e Achilleo toccò la stessa sorte. Aureliano, dopo aver cercato invano di corrompere i due servi perché facessero desistere Flavia Domitilla dal suo proposito, li fece decapitare entrambi. Un tentativo di far breccia nel cuore dell'ex fidanzata con una serata danzante si risolse con la morte per sfinimento dello stesso Aureliano. Un suo fratello, per vendicarne la brutta fine, diede fuoco alla casa di Domitilla, che perì nel grande rogo, vittima incontaminata del suo amore per Cristo. Per quanto suggestivo, il racconto pare del tutto leggendario.
Autore: Piero Bargellini |

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SANTI
MARTIRI DI LAMBESA
Agapio, Secondino, Giacomo, Mariano, Tertulla, Antonia,
Emiliano e compagni Martiri a Cirta e Lambesa (Numidia)
nel 259 |
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Si tratta di un gruppo di martiri africani, che l’ultima
edizione del Martirologio Romano celebra in due distinti
giorni; Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia, Emiliano il 4
maggio e Giacomo e Mariano il 6 maggio.
In effetti pur avendo subito il martirio in giorni e luoghi
diversi, essi furono accomunati nel racconto dell’antica
‘Passio’ e così si è andato avanti nei successivi testi
storici, fra i quali gli ‘Atti dei Martiri’ e la
‘Bibliotheca Sanctorum’.
La ‘Passio’ dei santi martiri denominati “di Lambesa”,
fu scritta da un altro cristiano arrestato insieme a loro e il
cui nome è rimasto sconosciuto; per questa comunanza di
sofferenza, il testo in XV capitoli, riflette la reale
situazione prima del martirio, fornendo particolari della
massima attendibilità, cosa abbastanza rara nelle
‘Passio’ degli antichi martiri, compilate in tempi
successivi ed integrate per lo più da elementi leggendari.
Il Martirologio Romano porta al 4 maggio, la commemorazione
dei santi martiri Agapio e Secondino vescovi, Emiliano soldato
e Tertulla e Antonia vergini, che subirono il martirio a Cirta
in Numidia; la data del martirio è posta fra l’anno 258 e
259, il 4 maggio deve essere stato inserito per avvicinare
precedendola, la data certa del 6 maggio 659, quando furono
martirizzati Giacomo e Mariano; in realtà fra le due
esecuzioni dovettero passare dei mesi.
Il culto dei martiri di Lambase dovette essere molto diffuso,
se s. Agostino tenne un celebre sermone in loro onore (Sermo,
380); le vicissitudini politiche che nei secoli investirono il
Nord Africa, fecero sì che le reliquie di alcuni dei martiri
di Lambesa, dalla Numidia, furono trasferite dai profughi
verso l’Italia dove si diffuse il loro culto.
Le reliquie dei santi Giacomo e Mariano, approdarono in un
primo tempo ad Amelia (Terni), e poi forse tra il V e il VI
secolo furono trasferite a Gubbio e deposte nella cattedrale a
loro intitolata.
Il culto per i due santi, in parallelo con l’importanza
assunta dalla città, ebbe larga diffusione e intensità in
tutto il Medioevo, tanto che s. Pier Damiani (1007-1072)
vescovo e cardinale, ne scisse, fra le tante sue opere, una
narrazione approfondita di due episodi (due visioni) della
loro ‘Passio’, in occasione della solennità annuale dei
due martiri.
Ad ogni modo il gruppo dei martiri africani di Lambesa, fu
sempre inserito in tutti i ‘Martirologi’ e negli ‘Acta
Sanctorum’ editi lungo i secoli; le date della ricorrenza
però furono varie e diverse da un testo all’altro.
Autore: Antonio Borrelli |
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San Gottardo
(Santo)
Gottardo da Hildesheim (Reichersdorf, 960 - Hildesheim, 5 maggio 1038) fu un vescovo benedettino della diocesi di Hildesheim. In tedesco viene chiamato Godehard o Gotthard. E' commemorato come santo dalla Chiesa cattolica, venerato soprattutto nella regione alpina, dove si è dato il suo nome ad uno dei valichi più importanti dell'arco alpino.
Cenni biografici
Gottardo nacque in un paese vicino a Niederaltaich, dove il padre era impiegato presso il Convento Benedettino. Nella scuola di questo convento riceve un'istruzione umanistica e teologica. Dopo aver viaggato molto in Austria nella regione alpina e in Italia, termina i suoi studi presso la scuola del duomo di Passavia sotto Liutfrido. Si fa monaco benedettino e diventa sacerdote nel 993. Nel 996 diventa abate di Niederaltaich. In seguito si spostò nel monastero di Tegernsee e poi di Hersfeld dove impresse alla vita monastica un forte rinnovamento, lavorando con molta determinazione per convincere le comunità ad accettare le riforme improntate all'ideale monastico di Cluny. Nel 1013 è di ritorno a Niederaltaich, dove inizia una grande attività di costruttore: oltre trenta sono le chiese che vengono costruite, sotto la sua direzione. Questo gli valse la fama di uno dei più grandi architetti e pedagoghi della Baviera del suo tempo. L'arcivescovo Aribo di Magonza lo consacra vescovo di Hildsheim, alla morte di Bernoardo. La sua nomina fu voluta dall'imperatore Enrico II. Come vescovo fu molto amato sia dai credenti laici del popolo che dal clero. Egli difese con fermezza la propria diocesi da sopprusi e tentativi di usurpazione. Morì il 5 maggio 1038.
Culto
Venne canonizzato da papa Innocenzo II il 29 ottobre 1131. La chiesa cattolica e protestante lo festeggia il giorno della sua morte, il 5 maggio.
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San Ciriaco di Gerusalemme (date di nascita e morte incerte) martire e patrono di Ancona. Viene festeggiato dalla Chiesa cattolica il 4 maggio e dalla Chiesa ortodossa il 14 aprile.
Vita
Non si hanno notizie certe sulla sua vita, i racconti sono incompleti ed a volte in contrasto fra loro. La storia più accreditata parla di un dotto ebreo di nome Giuda, da cui il nome Judas Cyriacus (o
Quiriacus), che aiutò Santa Elena a trovare la Vera Croce. Si convertì poi al cristianesimo ed assunse il nome di Ciriaco (dal greco, "dedicato al Signore"). Divenuto vescovo di Gerusalemme, fu ucciso, martire nel IV secolo (forse 362) durante il regno di Giuliano.
Un'altra tradizione, invece, parla di Ciriaco, nato in Palestina, che si converte e diventa vescovo di Ancona; muore (viene ucciso?) durante un suo viaggio nella sua terra natia, secondo questa ipotesi nel 133 (o 135) circa. La sua morte forse fu causata da un tumulto popolare. Non ci sono però documenti sui vescovi del capoluogo marchigiano antecedenti al V secolo.
Sicuramente però nel V secolo il corpo è stato trasferito dalla Palestina ad Ancona, nella chiesa di Santo Stefano, per intervento di Galla Placidia come ricompensa alla città per non aver ricevuto le reliquie di Santo Stefano a cui la chiesa era dedicata. Nel X secolo le spoglie vengono trasferite al Duomo di Ancona, dove sono presenti ancora oggi.
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