I Passi di Lighea 

Rivista di approfondimento culturale

a cura di Daniela Domenici

     
         

Almanacco  

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(Sottofondo musicale -  Mozart - Op. K 622- )

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Rosario Tindaro Fiorello 

Conosciuto semplicemente come Fiorello , (Augusta, 16 maggio 1960) è un conduttore radiofonico, cantante e imitatore italiano.

Ha iniziato la propria carriera lavorando nei villaggi turistici, prima come barman, poi come animatore. Sul finire degli anni ottanta conosce Claudio Cecchetto, che gli affida poco tempo dopo un programma su Radio Deejay. È il 1989 quando dai microfoni del network milanese Rosario inizia a condurre la trasmissione Viva Radio Deejay trasmessa da Milano in inverno e Riccione in estate.
Reso popolare in televisione dalla fortunata trasmissione Karaoke, che iniziò la programmazione nel 1992, della quale il suo lungo codino divenne un simbolo, ha poi condotto diversi programmi, sfoggiando presto, in seguito peraltro ad un periodo difficile in cui problemi di droga lo tennero lontano dal mondo dello spettacolo, le sue doti di showman, prima nelle reti Mediaset, con varietà quali 
Dal 2001 conduce, insieme a Marco Baldini la trasmissione radiofonica Viva Radio2, artefice del rilancio radiofonico dell'azienda di stato, e durante il quale il conduttore sfoggia le sue ottime doti di cantante, imitatore ed intrattenitore. Dal 2003 ad oggi sono stati pubblicati anche 4 CD che raccolgono il meglio del programma radiofonico.
Durante la puntata del 16 maggio 2006 (data di compleanno di Fiorello) è intervenuto in trasmissione con una telefonata l'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che ha fatto gli auguri e si è complimentato col conduttore per la sua imitazione: Ciampi ha ringraziato Fiorello per averlo «bacchettato» a causa del difetto di mangiarsi le parole: «Anche la mia maestra alle elementari me lo diceva: Carlo Azeglio non mangiarti le parole!» ha detto il Presidente.
Il suo impegno cinematografico più recente ha riguardato un cammeo nel film Manuale d'amore - Capitoli successivi, che lo vede interpretare il ruolo di un infermiere nell'episodio che vede come protagonisti Monica Bellucci e Riccardo Scamarcio.

MICHAIL AFANASIEVIC BULGAKOV 


Michail Afanasievic ( Bulgakov (o Bulhakov, Михаил Афанасьевич Булгаков); 15 Maggio (3 Maggio Calendario Giuliano), 1891–10 Marzo, 1940) fu uno scrittore e romanziere sovietico della prima metà del XX secolo. Anche se nacque in Ucraina, scrisse in lingua russa. Michail Bulgakov nacque a Kiev, Ucraina, primogenito di un professore di storia e critica delle religioni occidentali, Afanasij Ivanovic( Bulgakov. Michail Bulgakov fu arruolato come medico, e finì nel Caucaso, dove iniziò il lavoro di giornalista. Nonostante fosse relativamente benvoluto dal regime Sovietico di Josif Stalin, a Bulgakov fu sempre impedito di uscire dall'Unione Sovietica o di andare a far visita all'estero ai suoi fratelli. Nel 1913 Bulgakov si sposò . Nel 1916, si laureò in medicina. Nel 1921, si trasferì a Mosca . Tre anni dopo, divorziò dalla prima moglie, e si risposò . Nel 1932, Bulgakov si sposò la terza volta . Nell'ultimo decennio della sua di vita, Bulgakov continuò a lavorare all'opera Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di critica, storie, e fece alcune traduzioni e drammatizzazioni di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere rimase per molti decenni nel cassetto. Nel 1938 scrisse una lettera a Stalin richiedendo il permesso di emigrare e tempo dopo ricevette una telefonata da Stalin in persona che, sfortunatamente, gli negava la possibilità di emigrare. Bulgakov morì per una malattia congenita ai reni nel 1940 e fu sepolto nel Cimitero Novodevichy di Mosca.

Opere
Quand'era ancora in vita, Bulgakov era famoso per i suoi Appunti di un medico condotto e La guardia bianca. Fu, per un breve periodo, lo scrittore preferito di Josif Stalin. Stalin era un ammiratore della commedia I giorni dei Turbin , tratta dal romanzo La guardia bianca. Probabilmente questo gli salvò la vita negli anni del terrore (1937), quando quasi tutti gli scrittori che non appoggiavano la dittatura di Stalin furono imprigionati ed uccisi. Bulgakov non appoggiò mai il regime e in molte sue opere lo schernì: Cuore di cane, Flight, ecc. Nel 1929 tutte le sue opere furono messe al bando; Bulgakov non poté pubblicare più nulla. lavorò come letterato-burocrate e scrisse Il maestro e Margherita. Fu il romanzo satirico Il maestro e Margherita, pubblicato quasi trent'anni dopo la morte nel 1967, che gli assicurò fama immortale; la pubblicazione fu possibile grazie all'editore Giulio Einaudi. Il libro per molti anni fu disponibile clandestinamente in Unione Sovietica come samizdat, prima della pubblicazione a puntate di una versione censurata sul giornale Moskva. Secondo il parere di molti lettori Il Maestro e Margherita è il miglior romanzo russo del secolo e anche dell'Unione Sovietica. Il romanzo introdusse un certo numero di detti nella lingua russa, come, per esempio I manoscritti non bruciano. Cuore di cane, una storia spesso paragonata a Frankenstein, ha, come protagonista, un professore che trapianta i testicoli e la ghiandola pituitaria di un uomo su un cane di nome Šarik (Pallino nella versione italiana). Col passare del tempo Šarik diventa sempre più umano creando una grande confusione. Il racconto costituisce una dura satira nei confronti dell'Unione Sovietica. Il romanzo Uova fatali racconta i fatti accaduti dopo la scoperta del Professor Persikov, in un esperimento con le uova, di un raggio rosso che accelera la crescita degli organismi viventi. Questa storia che mette in rilievo un governo pasticcione costò a Bulgakov la fama di controrivoluzionario.

FRANK SINATRA 12 DICEMBRE 1915 – 14 MAGGIO 1998 

Frank Sinatra nasce a Hoboken, nello stato del New Jersey, il 12 dicembre 1915.  
Vive un'infanzia dura e umile: la madre Dolly, di origini liguri (Tasso nel comune di Lumarzo), fa la levatrice e il padre Martin, pugile dilettante di origini siciliane(Palermo), è vigile del fuoco.  
Da ragazzino Frank è costretto da esigenze economiche a fare i lavori più umili. Cresciuto per la strada e non sui banchi di scuola, prima fa lo scaricatore di porto e poi l'imbianchino e strillone. A sedici anni, ha una sua band, i Turk.   Frank Sinatra passa alla storia come 'The Voice', per il suo inconfondibile carisma vocale.
  Durante la sua carriera incide più di duemiladuecento canzoni per un totale di 166 album, dedicandosi anche, con fortuna, al grande schermo.  Aspetti della sua vita privata si riscontrano proprio nei suoi tanti film di successo.  
Famoso latin lover, si sposa quattro volte: la prima a ventiquattro anni, con Nancy Barbato, dal 1939 al 1950,  dalla quale ha tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christina che, all'epoca della separazione, hanno rispettivamente undici, sette e tre anni.  Poi, dal 1951 al 1957, Sinatra ha un'intensa storia d'amore con Ava Gardner, che riempie le cronache rosa dei giornali del tempo a suon di criticati confetti (per lei lascia la famiglia), di botte e di litigi.  Per soli due anni, dal 1966 al 1968, si unisce in matrimonio con l'attrice Mia Farrow e dal 1976 fino alla sua morte resta a fianco dell'ultima moglie, Barbara Marx.  Ma la stampa continua, anche negli ultimi anni, ad attribuirgli flirt: da Lana Turner a Marilyn Monroe, da Anita Ekberg ad Angie Dickinson.  
 
Da sempre vicino alle cause per i diritti umani, già nei primi anni '50 si schiera a favore dei neri, vicino al suo inseparabile amico Sammy Davies Jr.  Fino all'ultimo non si sottrae dal compiere nobili gesti di beneficenza a favore dei bambini e delle classi disagiate.  
La sua stella non conosce ombre.  
 
Solamente tra il 1947 ed i primi anni '50, attraversa una breve crisi professionale dovuta ad un malore che colpisce le sue corde vocali; il momento di appannamento viene superato brillantemente grazie al film di Fred Zinnemann "Da qui all'eternità", con cui conquista l'Oscar come Migliore Attore non Protagonista.  
Tra le tante accuse mosse all'interprete più famoso del secolo, come da molti viene considerato, quella di legami con la mafia. Soprattutto con il gangster Sam Giancana, proprietario di un Casinò a Las Vegas.  
Ben più sicuri, i nomi dei suoi più cari amici: da Dean Martin a Sammy Davis Jr, a Peter Lawford.  
 
La canzone che forse più lo rappresenta nel mondo è la famosissima "My way", ripresa da moltissimi artisti, e rivisitata in moltissime versioni.  
Tra gli ultimi omaggi che l'America tributa a questo grande showman, vi è un regalo speciale per i suoi ottant'anni, nel 1996: per i suoi occhi blu, l'Empire State Building per una notte si illumina d'azzurro tra coppe di champagne e gli inevitabili festeggiamenti, cui The Voice è abituato.  
L'omaggio si è ripetuto in occasione della sua morte avvenuta il 14 maggio 1998.

BICE VALORI

13.05.1927    17.05.1980 

Iniziò giovanissima una carriera assai intensa, lavorando con pari fortuna alla radio e alla televisione, nel doppiaggio e nel cinema, nella rivista e nel teatro da camera. L'ironia salace e l'irridente simpatia la resero una delle presenze più colorite e apprezzate del piccolo schermo, dove spesso comparve accanto al marito Paolo panelli, dando vita con lui ad un affiatatissimo duo comico. Calandosi in efficaci caratterizzazioni, come la popolana esplosiva e petulante o la ragazza smaniosa di marito, si mosse attraverso tutti i generi dell'intrattenimento televisivo. Laureata in lettere, diplomata all'Accademia nazionale d'arte drammatica, negli anni '50 ha lavorato molto nel teatro di rivista ( Controcorrente, 1953; Senza rete, 1955). In radio ha lavorato spesso con la regia di Luciano Mondolfo e con la regia di quest'ultimo ha partecipato a uno straordinario spettacolo comico, Sei storie da ridere (1956), insieme a Monica Vitti, Gianrico Tedeschi e Alberto Bonucci. In televisione ha preso parte al varietà di Antonella Falqui Eva ed io (1961), interpretò il personaggio dell'odiosa direttrice del collegio nello sceneggiato musicale Il giornalino di Gian Burrasca (1964-65), prese parte al varietà musicale Biblioteca di Studio Uno (1964), sostenne il ruolo della regina nella commedia musicale La vedova allegra (1968) e presentò, a fianco di Alighiero Noschese, due edizioni del varietà Doppia coppia (1969-70); con Panelli fu la spigliata ed ironica intrattenitrice di importanti varietà, come Studio Uno (1965-66), Speciale per noi (1971) e Ma che sera (1978) con Raffaella Carrà e Alighiero Noschese. In teatro va ricordata la sa partecipazione a tre bellissime commedie musicali di Garinei e Giovannini: Rugantino (1962, 1968 e 1978), con Nino Manfredi, Aldo Fabrizi e Lea Massari; Aggiungi un posto a tavola (1974) con Johnny Dorelli, Daniela Goggi e Paolo Panelli; Accendiamo la lampada (1979) con Johnny Dorelli, Gloria Guida e Paolo Panelli, che fu il suo ultimo spettacolo. Si spense prematuramente all'età di cinquantatre anni a causa di un terribile cancro, lasciando un vuoto che non si colmerà mai...

Jiddu  Krishnamurti

 (Madanapalle, Andhra Pradesh, India, 12 maggio 1895 - Ojai, California, 18 febbraio 1986), fu un libero pensatore indiano, che non volle appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o religione.

Nel 1909, ancora bambino, fu notato da C.W. Leadbeater in India, sulla spiaggia privata della sede della Società Teosofica (un movimento areligioso fondato nel 1875 dall'americano Henry Holcott e dall'occultista russa Helena Blavatsky) di Adyar, un sobborgo di Chennainel Tamil Nadu.
È considerato l'ultimo Iniziato vivente in attesa della venuta del futuro Lord Maitreya; l'allora presidente della Società Teosofica Annie Besant che lo teneva vicino come fosse suo figlio, lo allevò con lo scopo di utilizzare le sue capacità come veicolo del pensiero teosofico.
Viaggiò per il mondo tutta la sua vita fino all'età di novant'anni parlando a grandi folle di persone e dialogando con gli studenti delle numerose scuole da lui costituite con i finanziamenti che otteneva.
Quello che stava a cuore a Krishnamurti era la liberazione dell'uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all'autorità, dall'accettazione passiva di qualsiasi dogma.
Il dialogo era la forma di comunicazione che preferiva. Voleva capire insieme ai suoi interlocutori il funzionamento della mente umana e i conflitti dell'uomo. 
Riguardo ai problemi della guerra e della violenza in genere, era convinto che solo un cambiamento dell'individuo può portare alla felicità e che le strategie politiche, economiche e sociali non siano soluzioni radicali alla sofferenza umana.
Insisteva sul rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria, ed era interessato a capire come la struttura della società condizioni l'individuo.
C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente»

J. Krishnamurti, (Di fronte alla vita)

 

TRE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA ELETTI L’ 11 MAGGIO



Luigi Einaudi (Carrù, 24 marzo 1874 – Roma, 30 ottobre 1961) è stato un economista, politico e giornalista italiano; è stato il secondo Presidente della Repubblica Italiana.

Viene eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana l'11 maggio 1948 (al quarto scrutinio con 518 voti su 872). Inizialmente il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi aveva candidato il ministro degli Esteri Carlo Sforza. La candidatura era appoggiata anche da una parte del fronte democratico-laico, ma incontrava la netta opposizione delle sinistre. Sebbene sulla carta disponesse di un'ampia maggioranza, Sforza non riuscì a ottenere i voti di tutti i parlamentari democristiani: contraria era in particolare la corrente di sinistra guidata da Giuseppe Dossetti. Dopo i primi due scrutini la dirigenza democristiana prese atto delle difficoltà incontrate da Sforza e decise di candidare Einaudi. La nuova candidatura incontrò la disponibilità dei comunisti a sostenerla. Allo scadere del mandato nel 1955 diviene Senatore a vita. Tra le opere pubblicate dopo la fine del mandato presidenziale ha molto successo il volume di ricordi Lo Scrittoio del Presidente.


Giovanni Gronchi (Pontedera, 10 settembre 1887 – Roma, 17 ottobre 1978) è stato un politico italiano. È stato il terzo Presidente della Repubblica Italiana, eletto il 29 aprile 1955 (al quarto scrutinio con 658 voti su 833): ha prestato giuramento l'11 maggio 1955. Scaduto il mandato divenne Senatore a vita in quanto ex Presidente della Repubblica..

Antonio Segni (Sassari, 2 febbraio 1891 – Roma, 1 dicembre 1972) è stato un politico italiano.

Fu eletto Presidente della Repubblica Italiana il 6 maggio 1962 (al nono scrutinio con 443 voti su 842), con i voti decisivi del MSI e dei Monarchici

Prestò giuramento l' 11 maggio 1962. I suoi due anni al Quirinale furono contrassegnati da tensioni con il blocco formato da Ugo La Malfa, il PSI ed una parte della DC che spingeva per riforme sociali e strutturali, invise ad un conservatore come Segni. Inoltre dopo la caduta del Governo Moro I, propose al Presidente del Consiglio uscente un Governo di tecnici sostenuto dai militari.

 

 E' stato uno scienziato italiano, inventore dell'antenna radio direzionale e del radiogoniometro.
Di illustre famiglia ebrea artigiana e figlio di Enrichetta dei Conti Ottolenghi, crebbe nel vivo dell'Unità d'Italia, alla quale aveva contribuito lo zio Isacco Artom, collaboratore d Camillo Benso Conte di Cavour.
Diplomatosi nel 1889 alla Scuola di Applicazione per Ingegneri di Torino, nel 1896 conseguì il diploma di perfezionamento in elettrotecnica al politecnico di Torino, sotto la guida di Galileo Ferraris. 
Scelto come suo assistente, iniziò la carriera nelle applicazioni radiotelegrafiche a seguito delle scoperte del periodo di Guglielmo Marconi e dei suoi studi sulle onde elettromagnetiche e sulle comunicazioni senza filo.
In quella stessa scuola fondò la Scuola Superiore di comunicazioni elettriche, la prima in Italia, nella quale insegnò per oltre venti anni.
É facile intuire quali fossero i grandi problemi che dovette affrontare Artom agli inizi del XX secolo, tra la complessità degli studi nella radiotelegrafia e le scarse risorse a disposizione, cosa che però contribuì a far convolare in suo aiuto morale e materiale, personaggi come il senatore Pirelli ed Emanuele Jona.
Fin dal 1901 aveva posto le basi teoriche per le radiotrasmissioni in una sola direzione (unidirezionali) e a tale scopo costruì nel 1907 le prime antenne chiuse triangolari.
Nel 1903, ad una conferenza sulle onde Hertziane e sulla telegrafia senza fili, esaltò l'opera di Guglielmo Marconi senza però fare riferimento agli esperimenti che lui stesso aveva iniziato.
Nell'ottobre del 1904 in un'intervista, dopo alcuni felici risultati delle sue sperimentazioni, rispondeva: «"Sarà questione di temperamento, non è certo disprezzo dell'opinione pubblica, io lavoro e m’invecchio nello studio e per lo studio; se i frutti saranno buoni, come spero, parleranno essi per me"»

Dopo uno studio su un sistema di radiotelegrafia dirigibile, che trasmetteva e riceveva onde elettromagnetiche in modo unidirezionale tramite un'antenna chiusa dalla forma geometrica qualunque, nel 1907 costruì le prime antenne chiuse triangolari. 
Da questi studi sulla dirigibilità delle onde gettò le basi della radiogoniometria: creò il radiodireziometro, così chiamava il radiogoniometro a lettura diretta (una delle ultime invenzioni dello scienziato che individuava la posizione di stazioni trasmittenti lontane a emissione circolare) che fu realizzato successivamente la sua morte.

Egli elaborò anche un piano che, grazie all'uso di antenne direzionali, assicurava la relativa segretezza delle comunicazioni costiere e navali. 
Diede quindi alla marina militare, durante la prima guerra mondiale, la possibilità di individuare la posizione delle navi in caso di nebbia e soprattutto di controllare l'invasione nemica in mare contribuendo alla difesa radiotelegrafica nell'Adriatico.
Le antenne radio direzionali sono oggi alla base dei sistemi di telecomunicazione radiofonica e televisiva, di navigazione marittima, aerea e spaziale, di radioastronomia e radarastronomia.

Si interessò anche a fenomeni atmosferici, alla protezione dalle scariche (brevettò nel 1920 un tipo di parafulmine radioattivo), formazione e prevenzione della grandine; in particolare Artom suppose che in condizioni temporalesche, le goccioline di acqua trasformatesi in ghiaccio, inizino a ruotare attirando a se altre goccioline d'acqua congelandole, dando origine alla formazione di chicchi maggiori.

9 maggio Giorno della memoria delle vittime del terrorismo


News del 08-05-2007

Il 2 maggio la Camera dei deputati ha approvato il pdl per l'istituzione del "Giorno della memoria" dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice nella data del 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, avvenuta nel 1978 per mano delle brigate rosse.

Il provvedimento - che ha ottenuto 420 voti a favore, uno contrario e 46 astenuti- era gia' stato approvato al Senato a larga maggioranza ed e' quindi ora legge. 
Il progetto di legge era stato presentato dalla senatrice dell'Ulivo Sabina Rossa, figlia del sindacalista della Fiom-Cgil Guido Rossa, ucciso dalle BR nel 1979 per aver denunciato un complice dei brigatisti che affiggeva in fabbrica volantini terroristici. 
Dopo l'approvazione al Senato, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva affermato che si tratta di "un riconoscimento dovuto, anche per dissipare ogni ambiguità e reticenza su vicende drammatiche e dolorose per il Paese e per tante famiglie italiane". 
"Diciamolo chiaramente: abbiamo fatto poco per le vittime del terrorismo - ha dichiarato invece il 4 maggio il ministro della Giustizia Clemente Mastella - Spesso, sbagliando, società civile, ed anche lo Stato, si sono dimenticati di quanti sono stati costretti a vivere sulla loro pelle il dramma e le conseguenze del periodo più difficile dei cosiddetti anni di piombo. 
Ci si è preoccupati piuttosto di chiudere una stagione di sangue e di odio, auspicando anche il perdono, che è un sacrosanto valore cristiano e sociale. 
Ma forse con poca attenzione nel valutare le conseguenze affettive e anche materiali di chi ha subito perdite dolorose e ingiustificabili". 
"Occorre, oggi, prendere atto con coraggio di questa nostra colpevole sottovalutazione e, in un clima di generale riconciliazione, aprire una nuova pagina che restituisca, per quanto sia possibile, un po' di serenità alle numerose famiglie delle vittime che non dovranno mai sentirsi dimenticate". 
(fonte   www.osservatoriosullalegalita.org) 
Mauro W. Giannini

Fernandel



Fernandel al secolo Fernand Joseph Désiré Contandin (Marsiglia, 8 maggio 1903 – Parigi, 26 febbraio 1971) è stato un attore e regista francese.

La carriera di Fernandel iniziò con una dozzina d’anni di piccoli lavori per sbarcare il lunario, dal 1915 al 1925. 
In parallelo calcava le scene come cantante e caratterista nei caffé-concerto dove sorprendeva il pubblico per il suo profilo equino. 
Il 4 aprile 1925 sposò Henriette Manse, la sorella di un suo caro amico. Ebbero tre figli, Josette nel 1926, Janine nel 1930 e Franck nel 1935.
Il debutto cinematografico data al 1931, quando ebbe un piccolo ruolo nel film Le Blanc et le noir, dove Raimu era il protagonista principale. Lo stesso anno Jean Renoir gli affidò un ruolo più importante in On purge bébé, tratto da un lavoro di Georges Feydeau. Sempre nel 1931, fu protagonista nel film di Bernard Deschamps Le Rosier de Madame Husson, dove interpretò un ruolo che in carriera gli avrebbero offerto spesso, quello di giovanotto ingenuo, che in questo caso perdeva la verginità in una casa di piacere.
Giunse il successo, che continuò per tutti gli anni trenta, periodo in cui Fernandel tuttavia proseguì la carriera da cantante comparendo in numerose commedie musicali, che spesso furono dopo poco trasposte in versione cinemtatografica.
Nel complesso, i film degli anni quaranta non lasceranno probabilmente un ricordo indelebile.
Tutto però cambiò nel 1951, quando, grazie a Julien Duvivier e al primo della serie di film di Don Camillo, vestì il ruolo di un sacerdote italiano di provincia, irascibile e sempre in lotta con il sindaco comunista, Peppone, interpretato da Gino Cervi. In tutto dal 1951 al 1965 ne interpretò 5:

* Don Camillo, 1951;
* Il ritorno di Don Camillo, 1953;
* Don Camillo e l'onorevole Peppone, 1955;
* Don Camillo monsignore ma non troppo, 1961;
* Il compagno Don Camillo, 1965.

Nel frattempo comparve anche in diversi altri film sia italiani che statunitensi. Il suo primo film a Hollywood, del 1956, fu Il giro del mondo in ottanta giorni, nel quale interpretava un conduttore di carrozza. Il successo ottenuto in quel film lo portò a girare una nuova commedia nel 1958, Paris Holiday, con Bob Hope e Anita Ekberg.
Alla fine della carriera intraprese la strada della regia cinematografica, realizzando quattro film, e creò la casa di produzione GaFer film insieme a Jean Gabin.
Nel 1971, quando la lavorazione del sesto episodio della saga di Don Camillo, "Don Camillo e i giovani d'oggi", per la regia Christian Jaque era già a buon punto, l'attore incominciò ad ammalarsi gravemente e dovette abbandonare il progetto, lasciando il set del film. Si dice che Gino Cervi, quando gli comunicarono la notizia della defezione per i problemi di salute di Fernandel, non volle continuare per il rispetto e la stima che provava nel fraterno compagno di lavoro. Quindi il sesto film rimase incompiuto anche se alcune fonti dicono mancassero poche riprese alla fine.
Dopo mesi di sofferenze Fernandel morì di tumore; venne sepolto nel cimitero parigino di Passy.

Pyotr Ilyich Tchaikovsky 
Pëtr Il'ic Cajkovskij, talvolta trascritto come Pyotr Ilyich Tchaikovsky o Ciajkovskij - 7 maggio 1840 - 6 novembre 1893 nel calendario gregoriano; 25 aprile 1840 - 25 ottobre 1893 nel calendario giuliano), compositore russo dell'età romantica.  Cajkovskij nacque a Kamsko-Votkinsk, Russia, da un ingegnere minerario ucraino e dalla sua seconda moglie, una donna di nobili origini francesi. Iniziò a prendere lezioni di pianoforte all'età di sette anni.
Studiò presso il Conservatorio di San Pietroburgo dal 1861 al 1865, diplomandosi con una sua composizione "Ode alla gioia" tratta da un testo di Schiller. Nel 1866, fu nominato professore di teoria e armonia al Conservatorio di Mosca, fondato quell'anno, cattedra che gli fu offerta dal suo maestro, Anton Rubinstein. Mantenne quella posizione fino approssimativamente al 1876.
Cajkovskij sposò la giovane ammiratrice Antonina Miljukova, che gli aveva scritto dichiarandogli il suo amore per lui, il 18 luglio 1877. L'unione fu abbastanza litigiosa, ed egli si rese ben presto conto di non poterla più sopportare: dopo solo quattordici giorni il compositore tentò il suicidio, poi scappò a San Pietroburgo in piena crisi isterica e infine si separò dalla moglie dopo appena sei settimane dal matrimonio. Cajkovskij non vedrà più la moglie, ma morirà da uomo sposato. La separazione contribuì comunque a rendere più insistenti le voci sull'omosessualità del musicista, natura che egli aveva cercato di domare attraverso un matrimonio.
Una donna che ebbe un ruolo ben più importante nella vita di Cajkovskij fu Madame Nadezhda von Meck, una ricca e colta vedova, con la quale egli intrattenne una fitta corrispondenza tra il 1876 e il 1890. Per volere di entrambi, i due non si incontrarono mai, tranne in due occasioni pubbliche nelle quali tuttavia non si parlarono. Oltre a garantirgli un assegno di 6000 rubli l'anno, Madame von Meck fu per Cajkovskij un'interlocutrice sensibile e un'autentica appassionata della sua musica. Finché, tutt'a un tratto, Madame von Meck interruppe i versamenti e la corrispondenza col compositore: una delle ipotesi è che abbia reagito così quando si accorse dell'orientamento sessuale di Cajkovskij, e quando si rese conto di non riuscire a dargli in sposa una delle sue figlie, come tentò di fare anche con Claude Debussy, il quale aveva vissuto in Russia per qualche tempo come insegnante di musica della famiglia. È in questo periodo (verso il 1890) che Cajkovskij raccolse i primi grandi successi in Europa e negli Stati Uniti.
Soltanto nove giorni dopo la prima della sua Sesta Sinfonia (Pathétique) nel 1893 a San Pietroburgo, Cajkovskij morì. È opinione diffusa che si sia procurato la morte, anche se il modo e le circostanze sono ancora incerte: si è parlato di colera, assunto bevendo acqua infetta, anche se è più probabile l'avvelenamento da arsenico in quanto sappiamo che durante il funerale Rimskij-Korsakov si avvicinò alla salma, e in precedenza alcuni amici avevano baciata la fronte del defunto (è però anche vero che alcune scoperte scientifiche relative al morbo avevano reso giustamente le persone molto meno terrorizzate da una in sé remotissima possibilità di contagio). Si parla anche di un incoraggiamento al suicidio ricevuto da alcuni amici ed ex-compagni di scuola, affinché potesse evitare lo scandalo derivante da una relazione col nipote di un membro dell'aristocrazia russa.
Forse la più intressante biografia scritta su Cajkovskij è quella scritta da Nina N. Berberova, maggiormente orientata all'approfondimento psicologico della personalità del Musicista che all'analisi della sua produzione artistica, dall'evocativo titolo de Il ragazzo di vetro, come era solita chiamarlo l'adorata governante Fanny. In tale scritto l'autrice tratteggia un interessante ritratto dell'artista partendo dalla fragilità giovanile del ragazzo, morbosamente legato alla madre, di origine francese, morta in giovane età di colera. Attraverso gli anni dell'adolescenza, segnati da turbamenti e legami con compagni di conservatorio, si arriva al profondo legame affettivo con il cugino Davylov, cui sarà tra l'altro dedicata l'ultima opera, quella sesta sinfonia che può senza dubbio essere considerata lo struggente testamento spirituale di Cajkovskij.
La sua vita, notevolmente romanzata, è narrata nel film di Ken Russell L'altra faccia dell'amore (The music lovers, 1970).
La sua tomba si trova al Cimitero Tikhvin di San Pietroburgo.


Lo stile
Culturalmente molto distante dai compositori russi a lui contemporanei d'ispirazione nazionalista, passati alla storia come il Gruppo dei Cinque, Cajkovskij rivelò nella sua musica uno spirito cosmopolita. Pervase da una sensibilità estenuata e da una naturale eleganza, le sue partiture presentano nondimeno tratti talora distintamente russi, sia nella predilezione per il modo minore, sia soprattutto nel profilo delle melodie, talvolta ricavate dalla tradizione popolare o dalla liturgia ortodossa.
Diversamente dai colleghi russi, Cajkovskij studiò per tutta la vita la musica occidentale - dal prediletto Mozart (mentre è noto che non amasse particolarmente Beethoven, e in particolare il Beethoven della maturità) agli operisti italiani, dai romantici tedeschi (Schumann certamente il più amato, e preferito al "rivale" Brahms) alla nuova scuola francese di Bizet e Massenet - riuscendo a dare alla sua arte un respiro decisamente internazionale. In questo senso, la sua figura di artista aperto, capace di assorbire e rielaborare qualsiasi linguaggio e qualsiasi forma musicale, è fondamentale sia in ambito romantico, sia per la comprensione del futuro percorso artistico di Stravinskij.
Tra i molti aspetti della sua figura poliedrica, di compositore quanto mai istintivo e appassionato e al tempo stesso estremamente attento alla cesellatura formale, spicca la sua straordinaria sensibilità timbrica. Cajkovskij seppe indagare le possibilità espressive degli strumenti tradizionali, in particolare i fiati, ricavandone suoni e impasti originali, raffinatissimi e inconfondibili. L'importanza che egli attribuì ai colori dell'orchestra fu tale da relegare la produzione pianistica in secondo piano, nonostante la straordinaria fama guadagnata dal suo primo concerto per pianoforte e orchestra.
 

Il terremoto del Friuli

Il terremoto del Friuli ebbe luogo alle ore 20.59 del 6 maggio 1976. La zona più colpita fu quella a nord di Udine, con epicentro il monte San Simeone situato tra i comuni di Trasaghis e Bordano nelle vicinanze di Osoppo e Gemona del Friuli e intensità pari a 6,4 della scala Richter, e al decimo grado della scala Mercalli.La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani e la zone limitrofe in Slovenia per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 965 morti e oltre 45.000 senza tetto.L' 11 settembre 1976 la terra trema di nuovo: due scosse alle 18:31 e alle 18:40 superano 7,5 e 8 gradi della scala Mercalli. Il 15 settembre 1976 alle ore 11.30 si verifica un'ulteriore scossa di oltre 8 gradi della scala Mercalli. Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, che continuò per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa, tanto da essere completata in circa 10 anni.

 

Karl Marx 1818 - 1883

Karl Marx nasce a Treviri il 5 maggio del 1818 da una famiglia ebrea, convertitasi al protestantesimo (ma di fatto su posizioni agnostiche). Per mezzo del padre, avvocato brillante e colto, Marx riceve una educazione di stampo razionalistico e liberale. Nel 1835-1836 si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza a Bonn e, successivamente, a Berlino.

I contatti con il club dei «giovani hegeliani» lo spingono allo studio della filosofia di Hegel. 

 Passa poi alla facoltà di Filosofia e si addottora nel 1841 all'Università di Jena con una tesi sulla Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Abbandona i progetti di carriera universitaria, in seguito alla politica sempre più reazionaria del governo prussiano, per dedicarsi al giornalismo politico. Divenuto caporedattore della «Gazzetta renana», è costretto a trasferirsi a Parigi in seguito alla chiusura del giornale da parte del governo (1843).  Nel frattempo si è sposato con Jenny von Westphalen, una giovane appartenente all'antica aristocrazia renana, che sarà la compagna preziosa di tutta la sua vita. Sempre nel 1843 termina la stesura della Critica della filosofia del diritto di Hegel, in cui si misura polemicamente con i problemi della filosofia politica moderna. 
L'esplicito passaggio di Marx al comunismo coincide con l'uscita a Parigi, nel 1844, sotto la direzione di Ruge e di Marx, del primo ed unico numero degli Annali franco-tedeschi, sui quali appaiono due importanti saggi: La questione ebraica e Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione. A Parigi stringe con Engels un'amicizia che durerà tutta la vita e che gli sarà di conforto intellettuale, morale e materiale. Nel corso dell'anno, Marx, che ha cominciato ad approfondire gli studi economici, stende i Manoscritti economico-filosofici. Espulso dalla Francia, su insistenza del governo prussiano, si trasferisce a Bruxelles, dove in collaborazione con Engels scrive la Sacra famiglia, duro attacco contro Bruno Bauer e altri pensatori della sinistra hegeliana. Intanto matura il distacco polemico dall'intera filosofia tedesca, che si concretizza nelle Tesi su Feuerbach, e, soprattutto, in L'ideologia tedesca (1845-1846), scritta in collaborazione con Engels e rimasta inedita, in cui vengono poste le basi della concezione materialistica della storia. Nel 1847 si tiene a Londra il primo Congresso della «Lega dei Comunisti» e Marx, che non può parteciparvi, viene rappresentato da Engels. In questo periodo pubblica la Miseria della filosofia, che rappresenta il polemico e totale distacco da Proudhon. Sempre nel 1847, Marx viene incaricato dalla Lega di elaborare un documento teorico-programmatico, che viene pubblicato a Londra in collaborazione con Engels, con il titolo di Manifesto del partito comunista (1848). Nel 1849 la vittoria della controrivoluzione tedesca provoca l'espulsione di Marx dalla Germania, che intanto, a Colonia, aveva fondato la «Nuova gazzetta renana». 
Rifugiatosi a Parigi, in seguito a difficoltà sorte con il governo francese, che vorrebbe concedergli asilo solo a patto del suo trasferimento a Morbihan, una zona paludosa della Bretagna, emigra a Londra. Nel 1850 scrive degli articoli sulla rivoluzione del 1848, che in seguito saranno ripubblicati da Engels con il titolo Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Dopo un tentativo di riorganizzazione della Lega, che si conclude però con il suo scioglimento, nel 1851 Marx si ritira dalla politica attiva ed inizia a lavorare al British Museum. La sua produzione scientifica è però feconda. Nel 1852 pubblica a New York una serie di articoli dal titolo Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, dedicati al colpo di Stato francese dell'anno precedente. Sempre più impegnato in studi economici, nel 1857-1859 stende i Lineamenti fondamentali della Critica dell'economia politica. Nel 1859 pubblica Per la Critica dell'economia politica
Nel 1864 viene fondata l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, nella quale Marx è figura dominante. Nel 1866 inizia il primo libro del Capitale, che viene pubblicato ad Amburgo nel 1867 (il secondo ed il terzo volume, grazie al lavoro di Engels, che ne «decifrerà» i manoscritti, appariranno postumi nel 1885 e nel 1894). Nel 1870, a nome del Consiglio generale dell'Internazionale, scrive due Indirizzi sulla guerra franco-prussiana. Il terzo indirizzo, del 1871 e dal titolo La guerra civile in Francia, contiene le importanti osservazioni di Marx sulla Comune parigina. Nel 1875 scrive gli Appunti sul libro di Bakunin «Stato e anarchia» e la Critica del programma di Gotha (in occasione dell'unificazione dei socialisti tedeschi a Gotha, all'insegna di una strategia politica che a Marx sembrava poco rivoluzionaria). Nel 1881 muore Jenny, e a distanza di due anni, il 14 marzo 1883, anche Marx la segue nella tomba, compianto da Engels e dal movimento operaio internazionale.

 

4 Maggio 1949 ore 17.05  La tragedia di Superga

Fu un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:05 di quel triste giorno il Fiat G212 con a bordo l'intera squadra del "Grande Torino" si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga, appena fuori Torino.

L'aereo stava riportando a casa la squadra da un'amichevole a Lisbona contro il Benfica per festeggiare l'addio al calcio del capitano della squadra lusitana Ferreira. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del Torino, considerata una delle più forti del mondo in quel periodo, che aveva vinto cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-'43 alla stagione 1948-'49 (i campionati '43-'44 e '44-'45 non vennero disputati a causa della seconda guerra mondiale) e costituiva i 10/11 della nazionale.  Insieme ai grandissimi ciclisti Fausto Coppi e Gino Bartali, il Grande Torino aveva contribuito con le sue imprese a dare lustro a una nazione che cercava di risollevarsi dopo i terribili anni di guerra e di occupazione tedesca. Nell'incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre dei migliori giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo; è il padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). A identificare le salme dei periti venne chiamato tra gli altri l'ex commissario tecnico Vittorio Pozzo, che conosceva molto bene i calciatori del Torino.    Lo spezzino Sauro Tomà infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese scampando miracolosamente all'incidente.

L'impatto che la tragedia ebbe in Italia fu fortissimo. Il Torino fu proclamato vincitore del campionato e gli avversari di turno schierarono nelle restanti partite contro la squadra piemontese le formazioni giovanili. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai campioni. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave.

 

 

 

  Un Santo al giorno..

 

Sant' Ubaldo di Gubbio Vescovo



16 maggio - Comune
Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160

Appartenente ad una nobile famiglia originaria della Germania. Rimasto ben presto orfano di entrambi genitori, Ubaldo fu allevato da un omonimo zio che curò la sua educazione religiosa e l’intellettuale. Ordinato sacerdote nel 1114, qualche anno più tardi Ubaldo veniva eletto priore della sua canonica, di cui riformò la disciplina e il costume. La fama del suo nome e delle sue virtù si era diffusa al di fuori della sua città, tanto che Perugia nel 1126 lo acclamò suo vescovo. Ubaldo però, schivo di tanto onore, si recò subito a Roma per chiedere al Papa Onorio II di essere esonerato da tale incarico, ottenendone grazia. Il vescovo Ubaldo governò la diocesi di Gubbio per 31 anni, durante i quali superò felicemente avversità ed ostacoli, riuscendo a piegare con la dolcezza i suoi nemici e ad ammansire gli avversari con la mitezza d’animo.

Etimologia:Ubaldo = spirito ardito, dal tedesco

Emblema:Bastone pastorale 

 

Sant'Isidoro l'Agricoltore

Laico 

15 Maggio

Madrid (Spagna), ca. 1080 - 15 maggio 1130

Nacque a Madrid intorno al 1070 e lasciò giovanissimo la casa paterna per essere impiegato come contadino. Grazie al suo impegno i campi, che fino allora rendevano poco, diedero molto frutto. Nonostante lavorasse duramente la terra, partecipava ogni giorno all'Eucaristia e dedicava molto spazio alla preghiera, tanto che alcuni colleghi invidiosi lo accusarono, peraltro ingiustamente, di togliere ore al lavoro. Quando Madrid fu conquistata dagli Almoravidi si rifugiò a Torrelaguna dove sposò la giovane Maria. Un matrimonio che fu sempre contraddistinto dalla grande attenzione verso i più poveri, con cui condividevano il poco che possedevano. Nessuno si allontanava da Isidoro senza aver ricevuto qualcosa. Morì il 15 maggio 1130. Venne canonizzato il 12 marzo 1622 da Papa Gregorio XV. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa madrilena di Sant'Andrea. (Avvenire)

Patronato:Madrid

Etimologia:Isidoro = dono di Iside, dal greco

 

San Mattia Apostolo 14 maggio

sec. I

Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando viene chiamato a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenze divina cade su di lui e non sull'altro candidato - tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano -, Giuseppe, detto Barsabba. Dopo Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui. La tradizione ha tramandato l'immagine di un uomo anziano con in mano un'alabarda, simbolo del suo martirio. Ma non c'è evidenza storica di morte violenta. Così come non è certo che sia morto a Gerusalemme e che le reliquie siano state poi portate da sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a Treviri, dove sono venerate. (Avvenire)

Etimologia:Mattia = uomo di Dio, dall'ebraico

E' presente nel Martirologio Romano. Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.

 
È stato l’apostolo Pietro a fare in un certo senso il suo ritratto, senza rendersene conto. Dopo l’Ascensione di Gesù, infatti, egli dice alla piccola comunità cristiana in Gerusalemme che bisogna dare un sostituto al traditore Giuda Iscariota, riportando a dodici il numero degli apostoli. E lascia la scelta ai fratelli di fede.  
Si fa un’elezione, allora, con il criterio indicato da Pietro: bisogna scegliere il nuovo apostolo "tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo". Così si legge nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli (1,15-25). I fedeli ne individuano due con queste caratteristiche. Uno è Mattia e l’altro è Giuseppe detto Barsabba.  
A questo punto si fa il sorteggio, dopo aver invocato così il Signore: "Tu che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto". Il sorteggio designa Mattia, "che fu associato agli undici apostoli".  
Egli è dunque l’unico dei Dodici che non ha ricevuto direttamente la chiamata da Gesù. Ma che è stato tuttavia con lui dall’inizio alla fine della sua vita pubblica, diventando poi testimone della sua morte e risurrezione. Il nome di Mattia compare soltanto questa volta nel Nuovo Testamento. Poi, non sappiamo più nulla di certo: abbiamo solo racconti tradizionali, privi di qualsiasi supporto storico, che parlano della sua predicazione e della sua morte per la fede in Gesù Cristo, ma con totale discordanza sui luoghi: chi dice in Giudea, chi invece in Etiopia.  
Lo storico della Chiesa, Eusebio di Cesarea (ca. 265 - ca. 340), nella sua Storia ecclesiastica, rileva che non esiste alcun elenco dei settanta discepoli di Gesù (distinti dagli apostoli) e aggiunge: "Si racconta anche che Mattia, che fu aggregato al gruppo degli apostoli al posto di Giuda, ed anche il suo compagno che ebbe l’onore di simile candidatura, furono giudicati degni della stessa scelta tra i settanta" (1,12). Dunque Mattia dovrebbe aver fatto parte di quella spedizione di 72 discepoli che Gesù mandò a due a due davanti a sé per predicare in ogni città e luogo dove stava per recarsi, e che tornarono entusiasti dicendo: "Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome" (Luca 10,17).  
Sebbene le tradizioni parlino di Mattia evangelizzatore in Medio Oriente e in Africa, il suo nome ha raggiunto già nei primissimi secoli cristiani l’Europa settentrionale e la città tedesca di Treviri lo venera come patrono.

 

Beata Maddalena Albrici Vergine


13 maggio
Como, 1415 - maggio 1465

Entrò a Brunate in una casa religiosa istituita sotto la Regola di S. Agostino, che fu con il tempo trasformata in monastero sotto il titolo di s. Andrea e nel 1455 accolta dalla Congregazione Agostiniana di Lombardia. Era innamorata della spiritualità di s. Agostino. Sempre desiderosa di ubbidire più che di comandare infervorava le consorelle a lei soggette alla perfezione delle virtù. Eminente per purezza di vita e per la carità verso tutti morì nel maggio del 1465. San Pio X confermò il suo culto nel 1907. Le sue reliquie sono esposte alla venerazione dei fedeli nel Duomo di Como.

Etimologia:Maddalena = di Magdala, villaggio della Galilea

Emblema:Giglio

E' presente nel Martirologio Romano. A Como, beata Maddalena Albrici, badessa dell’Ordine di Sant’Agostino, che suscitò molto il fervore di perfezione delle sue consorelle.

La beata Maddalena nacque a Como verso il 1415. Ardente di amore verso il Signore, a Brunate entrò in una casa religiosa, istituita sotto la Regola di s. Agostino che fu da lei trasformata in monastero sotto il titolo di s. Andrea, ma sempre obbediente alla Regola di s. Agostino. 
Innamorata della spiritualità del santo le stava sommamente a cuore appartenere all'Ordine e stare nella sua giurisdizione. Nel 1455 la Congregazione agostiniana di Lombardia accolse la comunità sotto la sua giurisdizione. 
Pio II, il 16 luglio 1549, approvò in modo definitivo tale aggregazione. La beata fu una meravigliosa propagatrice della vita agostiniana e ricondusse all'Ordine molte giovani, che vivevano da sole nelle proprie case, e alcuni terziari, accolti nei pressi di Como. In verità pian piano molti monasteri di monache furono guadagnati all'Ordine agostiniano. Sempre più desiderosa di ubbidire più che di comandare infervorava le consorelle a lei soggette alla perfezione delle virtù. 
Eminente per purezza di vita e per carità verso tutti, morì nel maggio del 1465. Il papa s. Pio X confermò il suo culto nel 1907. Le sue reliquie sono custodite nella chiesa di Brunate.

San Filippo di Agira Sacerdote, esorcista

12 maggio

Tracia, 396 ca. – Agira (Enna), 453 ca.

in Sicilia, san Filippo, sacerdote, originario della Tracia.

 
La vita di questo santo è stata scritta da un monaco di nome Eusebio, che si dice compagno di Filippo, il quale nacque in Tracia, regione sud-orientale della penisola balcanica allora provincia romana, ai tempi di Arcadio imperatore romano d’Oriente (395-408).  
Fu istruito nelle discipline ecclesiastiche e anche nella lingua siriaca, a 21 anni ricevé il diaconato e poi arrivò in Italia insieme al monaco Eusebio, che a Roma gli fece da interprete. Dopo essere stato ordinato sacerdote, ebbe l’incarico di evangelizzare la Sicilia centro-occidentale, dove gli abitanti, terrorizzati dall’attività eruttiva dell’Etna, continuavano a vedere nel vulcano una manifestazione del demonio, quindi si recò nell’isola stabilendosi ad Agira, in provincia di Enna, sempre in compagnia del fedele monaco Eusebio.  
Svolse con fervore apostolico il suo ministero sacerdotale fra le popolazioni siciliane, diventando celebre per i numerosi miracoli che operava, specialmente liberando gli ossessi dal demonio.  
Morì un 12 maggio del V secolo, l’anno non ci è noto ma va dal 453 al 457, aveva 63 anni.  
Sul luogo del suo sepolcro, fu edificata una chiesa e in seguito un monastero, attorno ai quali l’antica ’Agyrium’ risorse con il nome di S. Filippo d’Agira, nome conservato fino al 1939 (oggi solo Agira); una ricognizione delle reliquie fu fatta il 21 luglio 1625.  
Numerose sono le processioni e le manifestazioni devozionali che si svolgono in quella parte della Sicilia, dove più forte è il culto di s. Filippo; come l’offerta dei ceri durante la processione del 12 maggio, fatta dai fedeli che ritengono di avere ricevuto delle grazie.  
Nell’arte è raffigurato con i paramenti liturgici a volte latini a volte di rito bizantino, spesso in atto di scacciare il demonio da un ossesso.  
La sua festa liturgica è al 12 maggio.

 

Sant' Ignazio da Laconi, al secolo Vincenzo Peis (1701-1708),

Religioso appartenente all'ordine dei Frati Cappuccini, vissuto in Sardegna, è santo per la Chiesa cattolica. La memoria liturgica ricorre l'11 maggio.




La Chiesa Cattolica lo reputò degno di tale titolo riconoscendogli di aver svolto per tutta la vita un'opera umile e al tempo stesso dedita agli altri; inoltre, per la proclamazione della santità, come di prassi in questi casi, furono attribuiti alla sua intercessione alcuni miracoli, come la guarigione di un' inferma, che avrebbe riacquistato l'utilizzo delle gambe. Da questo miracolo è poi partito il processo di beatificazione. 
Le spoglie del santo riposano nel Convento dei Frati Cappuccini in viale Fra Ignazio, a Cagliari. Periodicamente l'urna con le spoglie del santo viene portata in pellegrinaggio lungo tutta l'isola di Sardegna, un evento che richiama sempre numerosissimi fedeli. 
Esiste inoltre un mensile, "La Voce Serafica", nato per devozione all'attività dello stesso frate cappuccino.

10 MAGGIO SANTI FRATELLI MARTIRI.

ALFIO, FILADELFO E CIRINO, 

 


Le notizie che possediamo sulla vita e sul martirio dei tre fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino, il cui culto è molto diffuso in quasi tutta la Sicilia Orientale fin dall'alto medioevo, sono tutte contenute in un documento, che gli studiosi delle vite dei Santi fanno risalire al secondo decennio della seconda metà del secolo X, al 960 circa: si tratta di una lunga e minuziosa narrazione scritta da un monaco, certamente basiliano, di nome proprio Basilio, e con verosimiglianza a Lentini in provincia di Siracusa, come si evince dalla precisa indicazione dei luoghi, delle tradizioni e dei costumi della comunità là esistente. Il manoscritto, che si compone di più parti, alla fine della terza parte si chiude con questo periodo, ovviamente in greco: "Con l'aiuto di Dio venne a fine il libro dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino, scritto per mano del monaco Basilio". 
Il prezioso scritto si conserva nella Biblioteca Vaticana, segnato col numero 1591, proveniente dal monastero di Grottaferrata, nei pressi di Roma. 
Secondo il manoscritto citato i nostri Santi hanno subito il martirio nella persecuzione di Valeriano e precisamente nel 253. 
I tre fratelli sono nati a Vaste, in provincia di Lecce, il padre Vitale apparteneva a famiglia patrizia e la madre, Benedetta, affrontò direttamente e spontaneamente l'autorità imperiale per manifestare la propria fede e sottoporsi al martirio. Il prefetto Nigellione, giunto a Vaste per indagare sulla presenza di cristiani, compie i primi interrogatori e, viste la costanza e la fermezza dei tre fratelli, decide di inviarli a Roma insieme con Onesimo, loro maestro, Erasmo, loro cugino, ed altri quattordici. Da Roma, dopo i primi supplizi, vengono mandati a Pozzuoli, dal prefetto Diomede, il quale sottopone alla pena di morte Erasmo, Onesimo e gli altri quattordici e invia i tre fratelli in Sicilia da Tertullo, a Taormina; qui vengono interrogati e tormentati e poi mandati a Lentini, sede ordinaria del prefetto, con l'ordine che il viaggio sia compiuto con una grossa trave sulle spalle. I tre giovani sono liberati dalla trave da una forte tempesta di vento; passano da Catania, dove vengono rinchiusi in una prigione, che ancora oggi è indicata con la scritta "Sanctorum Martyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer", in una cripta sotto la chiesa dei Minoritelli; in questo viaggio, secondo un'antica tradizione molto diffusa, confortata peraltro da un culto mai interrotto, sono passati per Trecastagni, perché la normale via lungo la costa era impraticabile a causa di una eruzione dell'Etna. Nel cammino da Catania a Lentini avvengono vari prodigi e conversioni: si convertono addirittura i venti soldati di scorta e il loro capo Mercurio, che Tertullo fa battere aspramente e uccidere. Entrando in Lentini i tre fratelli liberano un bambino ebreo indemoniato e ammalato, convertono alla fede molti ebrei che abitano in quella città e che successivamente sono condannati alla lapidazione. Presentati a Tertullo sono sottoposti prima a lusinghe e poi ad ogni genere di supplizi: pece bollente sul capo rasato, acutissimi chiodi ai calzari, strascinamento per le vie della città sotto continue battiture. Sono prodigiosamente guariti dall'apostolo Andrea e operano ancora miracoli e guarigioni fino a quando Tertullo non ordina che siano sottoposti al supplizio finale: Alfio con lo strappo della lingua, Filadelfo posto su una graticola rovente e Cirino immerso in una caldaia di pece bollente. I loro corpi, trascinati in un luogo detto Strobilio vicino alle case di Tecla e Giustina, e gettati in un pozzo, ricevono dalle pie donne sepoltura in una grotta, ove in seguito viene edificata una chiesa.

Autore: Carmelo Randello

SANT’ ISAIA 9 MAGGIO

Isaia (in ebraico יְשַׁעְיָהו, il Signore salva) è uno dei profeti biblici, a cui è attribuito se non tutto almeno la parte iniziale del libro di Isaia; è considerato, insieme ad Elia, uno dei profeti più importanti di tutta la Bibbia. 

La vita
Tra tutti i profeti Isaia è, probabilmente, quello che ha lasciato meno informazioni circa la sua vita. Mentre in molti altri profeti, come ad esempio Geremia o Osea, le vicende personali sono legate strettamente al messaggio che trasmettono, e quindi vengono riportate nei rispettivi libri, in Isaia prevale l'aspetto più visionario e poetico dell'essere profeta. Nel suo libro si accenna ad un figlio[1], e di una moglie profetessa[2], che però sembra essere più una figura simbolica.Figlio di Amoz (da non confondere con il profeta Amos) Isaia nacque intorno al 765 a.C.. Nel 740 a.C., anno della morte del re Ozia, ebbe nel Tempio di Gerusalemme una visione in cui il Signore lo inviava ad annunciare la rovina di Israele[3].
Visse in un periodo di forti tensioni sociali e politiche; in cui Israele era sotto la costante minaccia di una invasione assira. Il peso politico datogli dal suo essere profeta lo rende un personaggio molto in vista nel suo tempo, e la sua vicinanza alla corte di Gerusalemme lo fanno ritenere da alcuni appartenente ad una famiglia aristocratica. La sua attività politica e profetica sarà costantemente impegnata a denunciare la degradazione morale portata dalla prosperità del paese. Egli tentò di impedire ogni alleanza militare con altri paesi indicando come unica strada la fiducia in Dio.Di Isaia si perdono le tracce nel 700 a.C., secondo una tradizione ebraica fu arrestato e condannato a morte sotto Manasse. Secondo i vangeli apocrifi venne segato in due.
Oltre al profeta e all'uomo politico Isaia è anche un poeta. Il suo libro è infatti uno dei più poetici ed intensi dell'Antico Testamento.É interessante notare che il significato ebraico del nome di Isaia è lo stesso di quello del nome Gesù. nel librodi Isaia si trovano molti passi che nella tradizione cristiana sono stati letti come riferimenti a Gesù di Nazareth. Lo stesso Gesù, secondo quanto riportato nel Vangelo di Luca sceglie un brano di Isaia per iniziare la sua predicazione[4].Il Capitolo 11 del Libro di Isaia è considerato da alcuni come l'origine del Messianismo nella accezione più religiosa, e contemporaneamente per la dottrina cattolica definisce i sette doni dello Spirito Santo, attribuendoli al Messia stesso.

 

San Michele

Michele è uno dei tre Arcangeli della Bibbia. Oltre all'Ebraismo e al Cristianesimo, anche  l'Islam  ne  fa  oggetto  di venerazione.  Il nome Michele deriva dall'espressione "Mi-ka-El" che significa "chi è come Dio?". L'arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana.

San Michele viene invocato per la buona morte ed è il santo protettore dei paracadutisti, commercianti, maestri d'arme, poliziotti, merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermidori.
Michele nella Bibbia
Michele è citato nella Bibbia, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele.
Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9, mentre nell'Apocalisse di Giovanni 12,7-8 Michele è l'angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge. Sembra anche che alcuni scrittori cristiani, come per esempio Erma, lo identificassero col Cristo preincarnato.
In psicologia e nella gnosi
Nella Psicologia gli angeli sono paragonabili alle passioni, cioè a stati d'animo intensi e persistenti; ad esempio la passione d'amore è raffigurata nella mitologia occidentale come l'angelo Eros che colpisce al cuore con una freccia.
Nell'Antico testamento sono menzionati solamente quattro angeli, che vengono identificati con il loro nome: Michele, Raffaele, Gabriele e Satana.
Il nome Gabriele significa: Kha-Bir-El = "Colui che brama - come l'acqua - Dio"; con il senso di indicare la passione di chi vuole ardentemente conoscere Dio, chi ha sete di Dio. È un angelo che appare all'asceta, e si ricorda ad esempio la sua apparizione a Maometto. Michele indica la passione di colui che difende a spada tratta la sua fede in Dio. Infine Satana indica la passione del credente che rinnega Dio, da cui l'espressione che "chi rinnega Dio cade nelle braccia di Satana". I tre angeli nominati nell'Antico testamento indicano quindi un percorso mistico che và dal desiderio di conoscenza di Dio (Gabriele), per andare alla fede cieca fino al fanatismo (Michele), e per finire al rinnegamento della fede (Satana).

Santa Flavia Domitilla Martire



7 maggio
Vissuta tra il primo e il secondo secolo, sono poche le informazioni su di lei. A parte una leggendaria Passio, nonna anteriore al V secolo, sia Eusebio sia Dione Cassio raccontano che sarebbe stata perseguitata sotto Diocleziano. Da e/o se Dio sappiamo che Flavia, nipote di Flavio Clemente, uno dei consoli di Roma (95 d.C.), per la sua fede in Cristo fu deportata a ponza dove dovette soffrire, secondo San Girolamo, un lungo martirio. Dione Cassio ci dice, invece, che fu moglie di Flavio Clemente e che perse la vita per la propria fede. Una iscrizione conservata oggi nella basilica dei Ss. Nereo e Achilleo conferma queste ultime affermazioni, precisando che Flavia Domitilla era “neptis “ nipote di Vespasiano, padre di Domiziano, e che fu moglie di Flavio Clemente.

Etimologia:Flavia = dai capelli biondi, dal latino

Emblema:Palma
Sul finire del I secolo il vangelo aveva fatto presa nella stessa aristocrazia romana. Si legge infatti nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea: "Tramandano che nell'anno quindicesimo di Domiziano (95 d.C.), Flavia Domitilla, nipote, per parte della sorella, di Flavio Clemente, che era allora uno dei consoli di Roma, insieme con numerose altre persone fu deportata nell'isola di Ponza per avere confessato Cristo". Lo storico romano Dione Cassio afferma a sua volta che l'imperatore Domiziano "tolse la vita, con molti altri, anche a Flavio Clemente, benché fosse suo cugino", con l'accusa di "ateismo". Atei erano definiti i cristiani per il loro rifiuto di adorare gli dèi di Roma. "Molti, - soggiunge lo storico romano - sviatisi dietro le costumanze dei Giudei, ebbero la condanna chi di morte chi di confisca dei beni". 
Dopo mezzo secolo di vita della fiorente comunità cristiana a Roma, si faceva ancora tutt'uno di cristiani e Giudei. Flavia Domitilla venne dunque deportata nell'isola di Ponza, dove ebbe a soffrire un lungo martirio: "longum martyrium duxerat". Sono parole di S. Girolamo, il quale riferisce che la vedova Paola, in occasione del suo viaggio in Oriente, passò nell'isola per visitarvi i luoghi in cui visse la santa. Alla scarsità di notizie intorno alla patrizia romana che pagò duramente la sua fedeltà a Cristo fa riscontro una leggendaria Passione, non anteriore al V secolo, che si diffonde nel racconto di particolari assai poco attendibili. Vi si parla infatti di due eunuchi, Nereo e Achilleo, i quali, mentre Domitilla si apprestava alle nozze con Aureliano, figlio di un console, le parlarono di Cristo e della bellezza della verginità, "suora de li Angeli", convincendola a rinunciare al matrimonio e a coprirsi il capo del candido velo che distingue le vergini di Dio. 
L'imperatore Domiziano, cugino di Domitilla, istigato dal fidanzato respinto, avrebbe relegato la fanciulla nell'isola che fu già luogo di detenzione delle figlie di Caligola e di un figlio di Germanico. A Nereo e Achilleo toccò la stessa sorte. Aureliano, dopo aver cercato invano di corrompere i due servi perché facessero desistere Flavia Domitilla dal suo proposito, li fece decapitare entrambi. Un tentativo di far breccia nel cuore dell'ex fidanzata con una serata danzante si risolse con la morte per sfinimento dello stesso Aureliano. Un suo fratello, per vendicarne la brutta fine, diede fuoco alla casa di Domitilla, che perì nel grande rogo, vittima incontaminata del suo amore per Cristo. Per quanto suggestivo, il racconto pare del tutto leggendario. 
Autore: Piero Bargellini

SANTI MARTIRI DI LAMBESA 
Agapio, Secondino, Giacomo, Mariano, Tertulla, Antonia, Emiliano e compagni Martiri a Cirta e Lambesa (Numidia) nel 259
 

 
Si tratta di un gruppo di martiri africani, che l’ultima edizione del Martirologio Romano celebra in due distinti giorni; Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia, Emiliano il 4 maggio e Giacomo e Mariano il 6 maggio. 
In effetti pur avendo subito il martirio in giorni e luoghi diversi, essi furono accomunati nel racconto dell’antica ‘Passio’ e così si è andato avanti nei successivi testi storici, fra i quali gli ‘Atti dei Martiri’ e la ‘Bibliotheca Sanctorum’. 
La ‘Passio’ dei santi martiri denominati “di Lambesa”, fu scritta da un altro cristiano arrestato insieme a loro e il cui nome è rimasto sconosciuto; per questa comunanza di sofferenza, il testo in XV capitoli, riflette la reale situazione prima del martirio, fornendo particolari della massima attendibilità, cosa abbastanza rara nelle ‘Passio’ degli antichi martiri, compilate in tempi successivi ed integrate per lo più da elementi leggendari.  
Il Martirologio Romano porta al 4 maggio, la commemorazione dei santi martiri Agapio e Secondino vescovi, Emiliano soldato e Tertulla e Antonia vergini, che subirono il martirio a Cirta in Numidia; la data del martirio è posta fra l’anno 258 e 259, il 4 maggio deve essere stato inserito per avvicinare precedendola, la data certa del 6 maggio 659, quando furono martirizzati Giacomo e Mariano; in realtà fra le due esecuzioni dovettero passare dei mesi. 
Il culto dei martiri di Lambase dovette essere molto diffuso, se s. Agostino tenne un celebre sermone in loro onore (Sermo, 380); le vicissitudini politiche che nei secoli investirono il Nord Africa, fecero sì che le reliquie di alcuni dei martiri di Lambesa, dalla Numidia, furono trasferite dai profughi verso l’Italia dove si diffuse il loro culto. 
Le reliquie dei santi Giacomo e Mariano, approdarono in un primo tempo ad Amelia (Terni), e poi forse tra il V e il VI secolo furono trasferite a Gubbio e deposte nella cattedrale a loro intitolata. 
Il culto per i due santi, in parallelo con l’importanza assunta dalla città, ebbe larga diffusione e intensità in tutto il Medioevo, tanto che s. Pier Damiani (1007-1072) vescovo e cardinale, ne scisse, fra le tante sue opere, una narrazione approfondita di due episodi (due visioni) della loro ‘Passio’, in occasione della solennità annuale dei due martiri. 
Ad ogni modo il gruppo dei martiri africani di Lambesa, fu sempre inserito in tutti i ‘Martirologi’ e negli ‘Acta Sanctorum’ editi lungo i secoli; le date della ricorrenza però furono varie e diverse da un testo all’altro. 
Autore: Antonio Borrelli

San Gottardo (Santo)

Gottardo da Hildesheim (Reichersdorf, 960 - Hildesheim, 5 maggio 1038) fu un vescovo benedettino della diocesi di Hildesheim. In tedesco viene chiamato Godehard o Gotthard. E' commemorato come santo dalla Chiesa cattolica, venerato soprattutto nella regione alpina, dove si è dato il suo nome ad uno dei valichi più importanti dell'arco alpino.



Cenni biografici

Gottardo nacque in un paese vicino a Niederaltaich, dove il padre era impiegato presso il Convento Benedettino. Nella scuola di questo convento riceve un'istruzione umanistica e teologica. Dopo aver viaggato molto in Austria nella regione alpina e in Italia, termina i suoi studi presso la scuola del duomo di Passavia sotto Liutfrido. Si fa monaco benedettino e diventa sacerdote nel 993. Nel 996 diventa abate di Niederaltaich. In seguito si spostò nel monastero di Tegernsee e poi di Hersfeld dove impresse alla vita monastica un forte rinnovamento, lavorando con molta determinazione per convincere le comunità ad accettare le riforme improntate all'ideale monastico di Cluny. Nel 1013 è di ritorno a Niederaltaich, dove inizia una grande attività di costruttore: oltre trenta sono le chiese che vengono costruite, sotto la sua direzione. Questo gli valse la fama di uno dei più grandi architetti e pedagoghi della Baviera del suo tempo. L'arcivescovo Aribo di Magonza lo consacra vescovo di Hildsheim, alla morte di Bernoardo. La sua nomina fu voluta dall'imperatore Enrico II. Come vescovo fu molto amato sia dai credenti laici del popolo che dal clero. Egli difese con fermezza la propria diocesi da sopprusi e tentativi di usurpazione. Morì il 5 maggio 1038.
Culto

Venne canonizzato da papa Innocenzo II il 29 ottobre 1131. La chiesa cattolica e protestante lo festeggia il giorno della sua morte, il 5 maggio.

 

San Ciriaco di Gerusalemme (date di nascita e morte incerte) martire e patrono di Ancona. Viene festeggiato dalla Chiesa cattolica il 4 maggio e dalla Chiesa ortodossa il 14 aprile.


Vita

Non si hanno notizie certe sulla sua vita, i racconti sono incompleti ed a volte in contrasto fra loro. La storia più accreditata parla di un dotto ebreo di nome Giuda, da cui il nome Judas Cyriacus (o Quiriacus), che aiutò Santa Elena a trovare la Vera Croce. Si convertì poi al cristianesimo ed assunse il nome di Ciriaco (dal greco, "dedicato al Signore"). Divenuto vescovo di Gerusalemme, fu ucciso, martire nel IV secolo (forse 362) durante il regno di Giuliano.

Un'altra tradizione, invece, parla di Ciriaco, nato in Palestina, che si converte e diventa vescovo di Ancona; muore (viene ucciso?) durante un suo viaggio nella sua terra natia, secondo questa ipotesi nel 133 (o 135) circa. La sua morte forse fu causata da un tumulto popolare. Non ci sono però documenti sui vescovi del capoluogo marchigiano antecedenti al V secolo.

Sicuramente però nel V secolo il corpo è stato trasferito dalla Palestina ad Ancona, nella chiesa di Santo Stefano, per intervento di Galla Placidia come ricompensa alla città per non aver ricevuto le reliquie di Santo Stefano a cui la chiesa era dedicata. Nel X secolo le spoglie vengono trasferite al Duomo di Ancona, dove sono presenti ancora oggi.

 

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