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Ricordo ancora quel giorno.
E’ scolpito nella mia anima come
segno indelebile, come ferita mai rimarginata di uno strappo viscerale che
nessuna cura, nessun medico potrà mai guarire.
Era il 12 settembre del 1986.
Avevamo costipato la nostra auto, un “opel kadett “grigio-metallizzato
che il giorno prima, bardata a festa, aveva condotto me dalla casa paterna
presso il duomo di Siracusa, dove, dopo undici anni di fidanzamento, sarei
convolata a nozze con Luigi.
Piena come un uovo,
l’avevamo
riempita di regali di nozze e con attenzione certosina avevamo fatto in
modo che ci entrasse quanta più roba possibile.
Servizi di piatti,
bicchieri, argenteria, abatjour, tappeti
…tutto imballato…Tutto, lì dentro, era stato deposto con cura,
ottimizzando gli spazi affinché ogni cosa,compreso le valigie, ci
seguisse e oltrepassasse lo stretto insieme a noi.
Trasportavamo il futuro in
quell’auto ma allo stesso tempo, cosa di cui dopo mi resi
conto,trascinavamo radici di un passato che con il trascorrere del tempo,
se pur lontani dalla Sicilia, si sarebbero fatte sempre più forti, sempre più
penetranti, sempre più laceranti.
Quindi, caricata l’auto,
bisognava
salutare tutti. E loro erano lì: mia madre, mio padre mia sorella e mio fratello,
mia suocera e mio suocero…tutti nell’ingresso della “mia”
casa, tutt’ intorno, sistemati a cerchio per lo straziante giro di
saluti.
Non so se fu un saluto di gioia o
un saluto di dolore ma fu il “distacco”!
Fu il preciso taglio di una lama
che nell’ istante in cui abbracciai mia madre, trapassò con sadica
lentezza il mio cuore… Fu la precisa sensazione, mentre abbracciai mia sorella, di essere diventata grande, passando dalla gioia del matrimonio
il giorno prima, al dolore di una partenza, che se pur dovuta, non
immaginavo così penosa.
Ma ero moglie…moglie del mio
grande amore e questo doveva darmi la forza, doveva farmi coraggio…
Ora vivo oltre lo stretto.
Ma dopo 21 anni,
tutte le volte che
torno in Sicilia, nel momento in cui i miei occhi, dalla costa calabra
avvistano quella sicula, io non posso non sorridere di gioia, non posso non
dire in silenzio e nel mio cuore: ”Eccomi a casa!”
Angela
Ragusa


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IL GRANDE AMORE
Il grande amore arriva .
Lo trovi lì
quando sei ancora bambina,
gioca con te
come se ancora non fossi cresciuta,
parla con te,
come se avessi tanto da imparare,
placa le tue paure,
come se raccontasse
una fiaba ad un bimbo,
prende le tue mani e ti conduce
come per insegnarti a camminare.
Il grande amore è andato via.
Adesso sei adulta
e non lo trovi più.
Sei cresciuta
e non gioca più con te.
Adesso,
adesso che hai imparato,
che le tue paure si sono placate,
che un’unica certezza
attanaglia il tuo cuore,
adesso,
che la tua vita sta per finire,
adesso,
odi una voce roca
che racconta una fiaba,
senti due mani tremanti
che prendono le tue
Lo riconosci ,è lui.
È “ l’amore da grande!”
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La lupa e il falco.
Aspetta la lupa il suo falco.
Nella selva intricata di arbusti, quando il sole cala dietro la radura, esce fuori dalla sua tana.
Protesa e vibrante, si ferma sempre nello stesso punto da dove, attraverso l'orizzonte, per prima, riesce a scorgere il movimento oscuro della ali del falco.
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Edward Munch
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Nonostante la luce del giorno che, a quell'ora viene meno, la lupa ne avvista la
presenza, ne sente l'odore, si prepara ad accoglierlo con la forza della sua essenza.
Il falco giunge puntuale ogni tramonto.
Possente come un re che torna vincitore,vola imperioso sopra la radura e scruta dall'alto la sagoma ferma della sua lupa che già l'attende.
Alla lupa il cuore batte forte... Sa cosa l'aspetta e china il capo, affinché il falco, calando in picchiata, si poggi, frenando, su di essa.
Eccolo, adesso è su di lei... I suoi artigli le si conficcano addosso,il suo becco le lacera le
carni, la sua furia ne annienta il suo istinto selvaggio. Lei,lupa,si lascia straziare dai gesti feroci del suo falco,trattenendo il tormento, soffocando il dolore, tramutando tutto in dono e sottomissione.
Lui, falco, possiede la sua lupa, la colma di amorevoli cure, la rende libera di essere ciò che lei vuole essere, trova nel suo strazio la pace.
Stremata, la lupa si accascia mentre il falco su di lei si adagia e, come ultimo gesto protettivo d'amore, con le sue ali la ricopre.
E' ormai notte e così si addormenta.
Domani di nuovo l'attenderà, e ogni altro giorno che verrà, fino a che il suo falco ne avrà voglia, fino a che in lei troverà rifugio, estasi, certezza di essere amato dal profondo dell'anima!
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Bedda mascherina
Cu sì,
bedda mascherina,
cà cu l’occhi ‘ntuppati ti ni stai
pi nun fariti canusciri?
Veni ccà…
Iucamu,
ballamu,
facimu l ‘amuri…
Dumani , di tia,
mi resterà sulu ‘n ricordu
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Nel tuo mare

Nel tuo mare affonderò...
sovrastata dalle tue onde,
risucchiata dai flutti
della tua passione,
trascinata negli abissi
come lieve tenero giunco
Lentamente scivolerò
e non mi parrà
di affogare.
Sommersa di te,
sommersa dal tuo mare,
ondeggerò
nell’estasi del piacere.
Toccherò il fondo
dove tu mi accoglierai
e lì, conchiglia dischiusa,regalerò a te
il mio ultimo respiro!
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Il guardiano del faro
Solitario e consapevole
lì te ne stai
tutto il giorno.
Chiarore amico
è quella gigante lanterna,
che da lontano
il navigante vede,
nell’oscurità
E tu resti
felice
a vegliare nel buio.
Tempesta o calma
sei certezza,
sei rifugio per chi
approdo cerca
nel mare della vita!
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Dedicata ad Antonio
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In
quel giorno che non sai |
Tamara
De lempicka
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Col tempo
scorderai
le mani insulse
che osarono toccarti,
gli occhi vogliosi
che si posarono su te,
le parole oscene
che fosti costretta
ad ascoltare
Col tempo
capirai
la bramosia degli uomini,
fuggirai le loro scelte,
né accetterai i compromessi
Col tempo
crescerai,
districandoti
tra menzogne e verità,
assumendoti le colpe
e poi cercare di espiarle.
Col tempo
finirà
l’entusiasmo del tuo cuore,
la passione per le cose,
la ricerca dei perché
Col tempo
avanzerai
nella vita che ti vuole,
e solo pace giungerà
in quel giorno
che non sai! |
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Il sonno del viandante.
Arriva la sera.
a rapire la luce.
Ne cela i colori
sotto il suo manto corvino.
Oscura è la notte
che devota la segue.
Si addormenta cullata
da onirici suoni,
che nel silenzio dei cuori
echeggiano come tamburi.
Paura reca la notte
al viandante solitario…
Sente quei ritmi
che travolgono il buio
come canti tribali
di iniziazioni divine.
Strane presenze,
di anime smarrite
a cercare la strada,
danzano intorno
ad un fuoco rituale,
Unica luce e
regina di quell’ oscurità,
la luna osserva
dal suo eterno pallore.
Poi, qualcosa di rosa
si fa evidente…
le catene si spezzano
i fuochi si spengono,
i tamburi ammutoliscono…
Il viandante si sveglia,
dal suo sonno turbato…
ora è la luce…
è tempo di riprendere il cammino.
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"Il
Viandante" Caspar David
Friedrich
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IL VOLTO
DELL'ANIMA
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Nei silenzi della vita
credi a volte di affogare.
Annaspi
a cercare ossigeno,
ti agiti
a chiedere aiuto...
Nessuno ti sente!
Allora ti abbandoni
e come corpo morto
affondi.
Vai giù lentamente,
e confuso,
tutto ti appare.
Poi, piano piano,
risali dal fondo,
qualcosa intravedi
in quel devastante silenzio.
E' il bello che è in noi,
é la pace del cuore,
è il volto dell' anima
che aspetta di splendere
nel sublime coraggio
di essere uomini.
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Ricordi
d’ estate |
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Sentieri
polverosi,
solcati dal tempo,
strade assolate
dai profumi di zagara.
Cicale assordanti
in danze nascoste,
ricordi sfumati
di aie rumorose…
Bimbi festanti
in pomeriggi di afa…
Torna il contadino
dal viso bruciato.
In casa lo aspetta
il fresco ristoro,
lenzuola pulite
di recente bucato,
fragranze e memorie
di vita passata.
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TERRA MIA
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A te giungerò,
terra mia.
Da te tornerò
quando le mie emozioni
puzzeranno di cadavere.
Su te danzerò
il mio ultimo valzer
e girotondo faremo
a ricordare l incanto
di un tempo che fu.
Bimba sarò
di nuovo per te
e culla diverrai
ancora una volta
e per sempre!
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Carezze per te
Una carezza
vorrei donarti,
piccolo gesto
silenzioso,
delicato movimento
di semplicità.
Sul tuo viso
vorrei che si adagiasse,
sui tuoi occhi socchiusi
che trovasse luce…
sulle tue labbra
che si schiudono,
che trovasse parole.
Alle tue mani stanche
che infondesse la forza,
al tuo cuore smarrito
che donasse felicità!

Pablo
Picasso

COME FOGLIA D'AUTUNNO
Sola ascenderò
i sentieri della vita.
Pietre di fuoco
consumeranno le mie scarpe,
rami appuntiti
lacereranno le mie vesti,
venti impetuosi
scardineranno le mie funi.
Arriverò anima nuda,
epurata dal fango,
lavata dal male,
sollevata dalle passioni.
Mi lascerò condurre
vagando per il cosmo,
come piccola foglia d'autunno
che segue il suo destino!


Mungibeddu
Tutti i voti ti talìu,
Mungibeddu,
e tu si ddà
accufunatu
supr’ a chiana di Catania!
Pari n’ patruni
c’assittatu supra n’ tronu
si soddisfa da so roba
e dici a tutti quanti:
Di ccà nissunu mi po’ smòviri,
mancu a pinsarlu!
U’ me postu è chisto
fino all’eternità!
Vuautri uomini
mi putìti acchianàr’ i supra
pù vostru piaciri,
mèttiri i peri n’ faccia…
Ma quannu dicu iù
ma t’ha tèmiri!”
U cielu si fa grigiu
Supr’ i tia
e mentri cala a nivi
ndi tò scianchi,
sentu i tò radici
ca toccano li mia,
m’abbràzzanu com’un patri…
E iù mi sentu nica
e chianciu!


MAFIUSU CA STA MURENNU
Picchì chianci,
matri mia?
Chista è a vita di me patri,
chistu è u sangu de me figghi!
U destinu di ‘sta terra
è statu chiddu d’aviri
milli patruni,
cà nenti ana fattu
p’à povera genti!
Tu u sapivi, matri mia,
ca accussì finisci
a vita d’un mafiusu!
Nun chiànciri…
Nun chiànciri chiù…
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Questa poesia nasce come rimprovero a tutte quelle mogli e madri,
siciliane e non, asservite al giogo della mafia o della camorra o di
qualsiasi altra forma di eversione.
Sappiamo bene quanto importante sia
il ruolo di queste donne in certi ambienti e riuscire ad emergere dal
silenzio,dalla reticenza,dall’omertà significherebbe valicare il limite
della paura, dell’oppressione che anni di sopraffazione mafiosa maschile
hanno reso come normale anche la morte di un figlio o di un marito, quasi
fosse inevitabile. Ecco la denuncia del mafioso, quindi ,che
colpito a morte,tra le braccia della madre la consola, accusandola
velatamente di avere sempre saputo come sarebbe morto (stesso modo di come
è morto il padre e di come, forse,moriranno i suoi figli) e aver
lasciato, senza far nulla, che il suo destino si compisse!
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